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Le notizie sull'omicidio di Davide Giri a New York
5 Dicembre 2021
12:18

Davide Giri ucciso a New York, gli amici di squadra: “Faceva sempre quella strada, epilogo impensabile”

Sconvolti e piegati dal dolore gli amici di squadra di Davide Giri, il giovane 30enne ucciso a coltellate ad Harlem, New York. I compagni della squadra di football hanno raccontato a Fanpage.it il loro ricordo di Davide. “Aveva fatto quel percorso tante volte, non gli abbiamo mai detto di cambiare. Per noi è un epilogo impensabile”
A cura di Gabriella Mazzeo
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Le notizie sull'omicidio di Davide Giri a New York

"Siamo molto scossi per quanto successo. Sono momenti di profondo dolore questi ma cercheremo di raccontare a tutti chi era il nostro amico Davide". Sono queste le prime parole della squadra di calcio NY International FC. A rispondere alle domande di Fanpage.it è Nick, un amico e un compagno di gioco di Davide Giri, lo studente italiano iscritto alla Columbia University ucciso a New York dal 25enne Vincent Pinkney. Giri stava tornando da una partita di calcio quando è stato avvicinato da Pinkney ad Harlem. L'aggressore lo avrebbe minacciato con un coltello per poi colpirlo all'addome. Per lui non c'è stato nulla da fare.

Siete state le ultime persone che hanno visto Davide in vita. Cosa vi ha detto prima di tornare a casa?

Lo abbiamo visto un'ora prima che si verificasse la tragedia. Stare insieme per lui era un momento di svago dalla vita di tutti i giorni. All'università aveva molte responsabilità anche se gli piaceva tanto studiare. New York ormai era casa sua e nessuno pensava potesse accadergli una cosa del genere. Abbiamo giocato insieme a calcio come facevamo ogni sera. Ci siamo divertiti, abbiamo anche realizzato dei video per gli allenamenti da caricare sui social. Poi, una volta usciti dallo spogliatoio, ci siamo salutati. Ci ha detto col sorriso che ci saremmo rivisti il giorno dopo. Non potevamo immaginare una cosa del genere, Davide aveva fatto quello stesso percorso tante volte. Non ci siamo mai preoccupati di dirgli di cambiare strada o di fare lo stesso percorso in macchina perché semplicemente non era tardi, c'era ancora tanta gente in strada. In più il tutto si è verificato davanti a un ristorante, un luogo solitamente affollato. Questo epilogo resta per noi dolorosamente inspiegabile.

Davide era vostro compagno di squadra da tanti anni, che persona era?

Era una persona molto affettuosa, estremamente solare. Amava lo sport e quest'anno gli aveva regalato tante soddisfazioni: aveva visto il suo Paese trionfare agli Europei e poi alle Olimpiadi. Era anche un grande tifoso dell'Inter ed era felice di averla vista vincere lo Scudetto. Amava il calcio e amava giocarci insieme a noi. Ormai non era solo un nostro compagno di squadra, ma anche un grande amico. Il fatto che sia morto in questo modo dopo un allenamento serale ci distrugge. Ci ha aiutato in tanti modi che trascendono il solo aspetto calcistico: lui era ormai un amico e ci incoraggiava in tutto, anche negli aspetti che riguardavano la nostra vita privata. Ci ha insegnato come mirare al successo e prenderlo. Era una persona estremamente allegra, aveva preso a morsi la vita e non sembrava cedere mai, anche se sentiva molto la mancanza dell'Italia. Siamo increduli e non sappiamo cosa fare. Vogliamo continuare a giocare e vincere per lui, onorarlo in qualche modo tramite lo sport. In più vorremmo organizzare una raccolta fondi per i familiari. Siamo ancora sconvolti e non sappiamo bene in che modo concentrare i nostri sforzi.

Quando era tornato l'ultima volta in Italia?

Tra il 2020 e il 2021 era riuscito a riabbracciare la sua famiglia più spesso. Era tornato in Italia dai familiari durante il periodo più duro della pandemia, poi era tornato in America e durante l'estate aveva portato la sua fidanzata lì. Anche lei è distrutta da quanto successo. Stavano pensando di mettere su famiglia e di andare a vivere insieme. Avevano mille progetti e avrebbero sicuramente dato tanto a un eventuale figlio: il loro era un incontro di culture meraviglioso. Era tornato definitivamente in America questo autunno e avrebbe voluto prendere l'aereo per tornare a casa per le festività natalizie. Lui e Ana però stavano organizzando il necessario per potersi trasferire insieme, sempre a New York e probabilmente nei pressi della Columbia University. In questi giorni di confusione e dolore ci siamo stretti tutti attorno ad Ana che è stata una delle prime a scoprire quanto successo. La famiglia in Italia è stata la prima ad essere informata e non oso immaginare il dolore che possono provare in questo momento.

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