Una raffica di pugni a un ragazzo immobilizzato a terra, poi anche calci, testate, minacce e sputi mentre altri assistono alla scena immobili, senza intervenire per fare l'unica cosa possibile: fermare quella violenza cieca e il suo autore e soccorrere la vittima, poco più che un bambino con lo guardo terrorizzato e i volto tumefatto. Il pestaggio – che è stato anche filmato e il cui video è stato caricato su Telegram – è avvenuto circa un mese fa in un deposito di materiale edile abbandonato della provincia di Crotone e sia l'aggressore che i suoi complici sono stati identificati: "Quanto accaduto – ha commentato in una nota la Questura di Crotone – deve essere sicuramente stigmatizzato e pertanto si invita la cittadinanza a denunciare alle forze di polizia eventuali analoghe situazioni, al fine di prevenire il compimento di gesti emulativi".

Chi è l'autore del pestaggio: pugile di 16 anni figlio d'arte

L'autore del pestaggio è un ragazzo di 16 anni che pratica pugilato, figlio d'arte d'arte di un boxeur ancora in attività – T.G.L. – proprietario di una palestra molto nota a Crotone: "Non posso che condannare, come padre, come atleta e come cittadino, il gesto di mio figlio".  ha scritto su Facebook l'uomo. "Preso coscienza dei fatti ho incontrato i genitori del ragazzo alla presenza anche di mio figlio, e ho chiesto scusa. Durante il colloquio i ragazzi, oltre a chiarirsi e stringersi la mano in segno di pace, non riferivano quello che si vede nel video. L’ho appreso, con forte rammarico, solo in queste ore. Quindi ho organizzato un ulteriore colloquio, sempre con i genitori del minore, alla presenza delle forze dell’ordine da me portate. E anche in quella occasione ho chiesto umilmente scusa, e ho invitato il ragazzo a venire in palestra gratis, a vita. Ora chi ha imparato a conoscermi, come uomo e come atleta — ha aggiunto — sa quanto sia contrario alla violenza, in qualsiasi forma essa si presenti. Chi mi conosce sa bene che insegno ai miei allievi la non violenza, altrimenti vengono espulsi. Li cresco come figli, cercando di non far loro compiere gli stessi errori che ho commesso in gioventù. Aspettiamo che la magistratura faccia il suo corso. Come disse Gesù, chi è senza peccato scagli la prima pietra".

Sulla vicenda è intervenuto anche Francesco Verri, legale nominato della famiglia della vittima, secondo cui il pestaggio non è stato "un errore ma un delitto" che sarebbe potuto finire in modo drammatico: nel video, infatti, l'aggressore viene incitato a colpire il giovane con una mattonella, uno strumento potenzialmente letale. Il legale ha spiegato a Fanpage.it che "il pestaggio è anche una manifestazione di bullismo perché il picchiatore, sostenuto e incitato dal branco, ostenta la sua supremazia e umilia il giovane insultandolo, deridendolo e sputandolo. Il bullismo diventa cyberbullismo quando viene diffuso il video. Con questo mezzo gli aggressori celebrano la loro vittoria in quell’incontro di boxe a senso unico e moltiplicano la mortificazione della vittima".