Cosa possono svelare le autopsie sui corpi delle vittime di Crans-Montana e cosa cambia per le indagini

La Procura di Roma ha aperto un proprio fascicolo d'indagine per omicidio colposo e incendio dopo la strage di Crans-Montana, costata la vita a 40 persone. L'Italia è il terzo paese per numero di vittime dopo Svizzera e Francia, e i sei italiani deceduti sono tutti giovanissimi di età compresa tra i 15 e i 17 anni.
La Procura del Cantone Vallese ha scelto di non sottoporre i corpi all'autopsia, accertamento che invece per cinque dei ragazzi verrà eseguito in Italia, come ha stabilito tra i suoi primi atti la Procura di Roma.
La relazione consegnata agli inquirenti al termine dell'esame potrà svelare aspetti che andranno a incidere anche sul procedimento svizzero, e quindi sulla gravità dell'eventuale imputazione per i gestori del Le Constellation. Lo spiega a Fanpage.it il dottore Marcello Lorello, internista e consulente medico legale della Procura della Repubblica che da 40 anni svolge la sua attività in tutta Italia: "L'autopsia, unita agli altri elementi raccolti, fa capire la causa della morte e può fare emergere quella che in gergo è definita lucida attesa della morte imminente, cioè quando la persona è consapevole di stare per morire".
Il medico legale: "Possibile anche la morte per schiacciamento"
L'autopsia è finalizzata in maniera specifica a comprendere la causa della morte, ma si tratta solo di una parte di tutto il lavoro svolto dal medico legale. Il professionista ha a disposizione una serie di elementi raccolti dagli inquirenti, come la posizione dei corpi al momento del ritrovamento, e questi, insieme ai risultati dell'esame confluiscono nella relazione finale che il medico consegna alla Procura.
"Ogni segno che riscontriamo è legato a una causa specifica – spiega Lorello -. Per esempio, l'asfissia causata dal fumo della combustione ha segni specifici diversi da quelli di un corpo esposto ad alte temperature, cosa che viene rilevata sia a livello della cute che degli organi interni".
Comprendere la causa della morte e le circostanze in cui è avvenuta può cambiare il corso dell'indagine, anche aumentandone la gravità. "Se i ragazzi sono morti cercando di fuggire, schiacciati dagli altri nella ricerca di un'uscita, ad esempio, i giudici lo tengono in considerazione perché c'è un elemento in più: la disperazione".
La disperazione più profonda è determinata da quella che il professionista definisce "lucida attesa della morte imminente, uno dei parametri per la valutazione da danno catastrofale, e si può desumere dai documenti forniti al medico insieme ai risultati degli esami sul corpo".
L'autopsia però verrà condotta più di una settimana dopo i fatti di Crans-Montana. Circostanza che potrebbe avere determinato l'alterazione di alcuni segni. "Sicuramente la degradazione c'è stata – ammette Lorello -. Il discorso però è capire qual è l'obiettivo. Il motivo per cui si fa l'autopsia è quello di evidenziare elementi che possono essere d'aiuto per l'interpretazione della causa del danno e poter fare le valutazioni legali. A questo fine potrebbero non esserci particolari problemi".
La autopsia viene seguita da valutazioni di natura anatomopatologica e istologica, quindi sarà fondamentalmente un'autopsia congiunta, fatta dal medico legale e dall'anatomo-patologo. Il risultato confluirà poi nella relazione che arriverà sul tavolo della Procura di Roma fra circa tre mesi, e forse anche sulla scrivania degli inquirenti cantonali.
L'avvocato: "Risultati esame autoptico potranno essere inviati in Svizzera"
Quella romana è la seconda inchiesta specchio dopo quella aperta in Francia. L'avvocato penalista del Foro di Cagliari, Fabio Messina, a Fanpage.it spiega che "le indagini sono partite su richiesta del Ministero della Giustizia, è una procedura usuale quando cittadini italiani all'estero sono vittime di reati gravi, come omicidio e sequestro, si fa per comprendere meglio ciò che è accaduto. Per legge, in questi casi è previsto che la Procura competente sia Roma".
Tuttavia, che l'indagine romana abbia conseguenze concrete è tutto da vedere, secondo l'esperto: "Sulla base degli elementi raccolti si valuterà se c'è l'effettiva competenza del tribunale italiano, non è scontato che accada. Altra precisazione importante: la competenza sarà in ogni caso subordinata alla presenza degli indagati sul territorio italiano. Quindi bisognerà vedere se si verificherà questa condizione".
Una strada tutta in salita, quindi, per la giustizia italiana che rischia concretamente di risolversi con un'archiviazione. Quindi perché farlo? "Non è da escludere che gli atti di indagine svolti in Italia possano riversarsi anche nel procedimento svizzero. Anzi, l'iniziativa stessa potrebbe essere nata proprio nell'ottica di dare un contributo a queste indagini".
Per l'avvocato, il fatto che la Procura del Cantone Vallese abbia scelto di non eseguire le autopsie è "una lacuna" che però gli inquirenti capitolini stanno provando a colmare: "È facile che un corpo possa deteriorarsi e perdere la sua utilità se si aspetta troppo a fare una determinata indagine, quindi, potrebbero aver deciso di non disperdere le prove e metterle poi a disposizione dell'autorità svizzera qualora richiesto".
"Il recente arresto del titolare del bar – conclude – andrà a incidere sugli sviluppi dell'inchiesta aperta dalla Procura di Roma".