Sulla base della “mappa del contagio” relativa alla diffusione del nuovo coronavirus emerso in Cina (SARS-CoV-2), nel momento in cui stiamo scrivendo l'Italia è il terzo Paese al mondo per numero di contagiati: se ne contano quasi 78mila in Cina, un migliaio in Corea del Sud e poco meno di 300 nello Stivale. Saremmo al quarto posto se ai casi del Giappone (170) si aggiungessero quelli della nave da crociera Diamond Princess attraccata al porto di Yokohama, considerata un focolaio a sé stante. In Italia il numero di persone con COVID-19, l'infezione scatenata dal patogeno, risulta inoltre essere sensibilmente superiore a quello registrato negli altri Paesi europei: in Germania, ad esempio, se ne contano 16; in Gran Bretagna 13; in Francia 12; in Spagna 3 e così via. Per quale ragione si è verificata questa situazione nel nostro Paese?

Il blocco dei voli e l'allarme lanciato in ritardo

Quella che doveva essere una delle misure più stringenti per contrastare la diffusione del virus sul suolo nazionale, ovvero il blocco dei voli diretti dalla Cina, potrebbe essere stata una sorta di boomerang. Potrebbe infatti aver permesso a qualcuno proveniente dalla zona di rischio di entrare “indisturbato” in Italia, e avviare così la catena di contagi che ha dato vita ai due focolai epidemici in Veneto e Lombardia. Come spiegato in seno a una conferenza stampa dal neo consigliere per le relazioni dell'Italia con gli organismi sanitari internazionali Walter Ricciardi, “è chiaro che c'è stato un momento in cui evidentemente noi abbiamo avuto qualcuno che è venuto dalle zone a rischio ed è entrato nel nostro Paese”. Probabilmente questa persona (il "paziente zero") ha aggirato il blocco dei voli diretti usufruendo di uno dei tanti scali intermedi dalla Cina, attraverso una delle altre capitali europee. In questo modo sarebbe riuscito a “sfuggire” alla maglia dei controlli e dunque a entrare senza troppe difficoltà nel nostro Paese. Come sottolineato a fanpage dalla virologa di fama internazionale Ilaria Capua, tuttavia, non si esclude che il virus circoli in Italia da settimane – se non addirittura mesi – nascosto dall'influenza stagionale e dalla tenuità dei sintomi nella maggioranza dei casi, quando non solo il blocco dei voli non era ancora in atto, ma quando la Cina non aveva ancora lanciato l'allarme sul coronavirus. È noto che dal Paese asiatico milioni di persone si sono dirette in tutto il mondo quando l'epidemia era già in essere, prima che venissero imposte le misure draconiane da Pechino, con l'isolamento di intere città (come la metropoli Wuhan, epicentro dell'epidemia).

Ospedale “diffusore”, troppi tamponi e mancanza di coordinamento

Alla base del numero superiore di contagiati in Italia, secondo il dottor Ricciardi, vi sarebbe anche la visita del cosiddetto “paziente uno” – il 38enne ricoverato in rianimazione – all'ospedale di Codogno, dove all'inizio non si era capito fosse affetto dalla COVID-19. “Quando tu vai in ospedale trovi una comunità pronta, ricettiva a diffondere l'infezione”, ha spiegato Ricciardi, ex direttore dell'Istituto Superiore della Sanità e membro esecutivo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Esattamente come avvenuto con la MERS (Middle East Respiratory Syndrome) nel 2015, l'ospedale avrebbe fatto da amplificatore all'infezione, permettendo la trasmissione a diversi pazienti, che l'hanno poi passata ai propri contatti. Una circostanza sfortunata, ma che secondo alcuni non sarebbe esente da responsabilità. Nel mirino di Ricciardi c'è anche la “mancanza della catena di comando”, con le Regioni che hanno gestito di testa propria la situazione senza la coordinazione dello Stato. “La Costituzione attribuisce allo Stato e quindi alle strutture sanitarie centrali soltanto tre compiti: quelli della programmazione, quelli della determinazione dei livelli essenziali di assistenza e quelli del finanziamento. Ma tutti i meccanismi di organizzazione e di gestione vengono affidati alle Regioni, contrariamente ad altri Paesi che hanno un'unica linea di comando. Non è un caso che hanno meno casi rispetto a noi”, ha specificato Ricciardi. Lo specialista ha aggiunto inoltre che la frammentazione regionale ha fatto sì che si sia persa l'evidenza scientifica, a causa della gestione dei tamponi faringei in modo autonomo: “La frammentazione regionale – non ne faccio colpa a nessuno – ha cominciato a determinare che quella regione facesse i tamponi agli asintomatici, quell'altra regione ai contatti. In questo modo si è persa l'evidenza scientifica. L'OMS dice che i tamponi vanno fatti solo ai soggetti sintomatici (che hanno tosse, raffreddore, starnuti, febbre), e che sono stati in determinate zone o che sono sospetti di aver contattato”. Insomma, troppi tamponi e mal gestiti, come ha specificato anche il premier Giuseppe Conte: “La prova tampone va fatta solo in alcuni casi circostanziati. Il fatto che negli ultimi giorni si sia esagerato con la prova tampone non corrisponde alle prescrizioni della comunità scientifica”, ha sottolineato il Presidente del Consiglio.

Perché i tanti casi in Italia possono essere una "buona notizia"

In base a quanto dichiarato a fanpage dalla virologa di fama internazionale Ilaria Capua, il fatto che in Italia ci sono più casi rispetto ad altri Paesi europei potrebbe dipendere dal fatto che noi “abbiamo diagnosticato di più e prima”, e che dunque presto emergeranno anche altrove. “Io sono convinta che diversi Paesi europei hanno casi di Coronavirus che verranno diagnosticati nei prossimi giorni. Nelle prossime settimane si chiarirà anche questo aspetto, così come l’effettiva estensione del contagio in Italia”, ha dichiarato la specialista, secondo la quale il virus circolerebbe da settimane o mesi in Italia. Il fatto che non ce ne siamo accorti è una buona notizia: “Tanto più cresce il numero delle persone infette – o meglio: tanto più scopriamo casi pregressi e passati inosservati – tanto meglio è. Perché vuol dire che il numero degli infetti è maggiore di quanto pensavamo. E il potenziale letale del virus, molto minore”.

tot. contagiati 105.792
31 marzo 2.107
tot. guariti 15.729
31 marzo 1.109
tot. deceduti 12.428
31 marzo 837