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8 Novembre 2021
15:51

Condannato all’ergastolo per duplice omicidio, fa condannare lo Stato che lo ha sottopagato

Il caso di un 39enne lituano, in carcere a Volterra (Pisa) per duplice omicidio, che vince la causa contro il ministero della Giustizia: per anni ha svolto diversi lavori (cuciniere, aiuto sarto, muratore qualificato, ect) percependo una paga inferiore a quella dovuta. Ora riscuoterà 41mila euro.
A cura di Biagio Chiariello
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Un 39enne lituano è in carcere dal novembre 2004, condannato all'ergastolo per aver ucciso una coppia di connazionali a colpi di piccozza in testa, ma ha vinto una causa contro il suo datore di lavoro nonché “padrone” di casa. Come riporta il Tirreno, il Tribunale di Roma, competente per materia, ha stabilito che il il ministero della Giustizia dovrà pagargli 41.770 euro, la differenza tra quanto percepito come mercede carceraria (gergo tecnico per le paghe dei detenuti-lavoratori) e quanto prevede il contratto collettivo nazionale per le mansioni svolte negli anni.

Sottopagato dal Ministero della Giustizia

Il detenuto che sconta l'ergastolo a Volterra (Pisa), diciassette anni fa nel Foggiano confessò il duplice omicidio, commesso con un complice, spiegando di essere stato sfruttato e deluso dalla coppia, che li aveva fatti arrivare dalla Lituania trovando loro un lavoro, ma alla quale dovevano ciclicamente cedere il 50% del loro stipendio. Dal gennaio all’agosto 2008 è stato carcere di Teramo e dal gennaio 2009 e fino all’agosto 2020 nel carcere di Volterra. E nel tempo ha svolto varie mansioni: cuciniere, aiuto sarto, muratore qualificato, e ha preso parte anche a diversi spettacoli messi in scena dalla Compagnia della Fortezza.

Perché l'ergastolano ha vinto la causa

La documentazione allegata nella causa, riporta ancora il quotidiano, racconta in modo puntuale luoghi, lavori e pagamenti, con tanto di cedolini prodotti, ricevuti nel corso degli anni dal detenuto. In tal senso il Tribunale di Roma sottolinea la "completezza e la condivisibilità dei conteggi prodotti dalla difesa del ricorrente, in relazione alle differenze retributive oggetto della odierna domanda, sulla scorta della chiara verificabilità dei medesimi in forza del confronto tra gli importi ricevuti – e riscontrabili dalle buste paga – e quelli di cui alle tabelle allegate al Ccnl, ben potendosi ritenere la correttezza degli stessi in relazione alle singole voci indicate ed ai criteri di calcolo utilizzati, coerentemente elaborati in base a quanto accertato in questa sede. Ne consegue la condanna dell’amministrazione convenuta (ministero della Giustizia, ndr) al pagamento della differenza fra quanto spettante, sulla scorta delle superiori statuizioni, e quanto corrisposto al ricorrente, per un totale di 41.770 euro maggiorato di interessi legali dalle singole scadenze fino al soddisfo".

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