Francesco Basile, rettore dell'Università di Catania, e altri nove docenti dell'ateneo siciliano sono accusati di associazione a delinquere finalizzati alla corruzione e alla turbativa d'asta. Secondo gli inquirenti il più alto dirigente e dell'ateneo e i vertici dei dipartimenti universitari avrebbero truccato dei concorsi pubblici dell'Università: sono quindi destinatari di un’ordinanza applicativa della sospensione dell’esercizio di un pubblico ufficio. La misura firmata dal giudice per le indagini preliminari, su delega della Procura di Catania, è stata eseguita dalla Polizia di Stato.

L’operazione, condotta dalla Digos, è stata denominata “Università Bandita”. Le indagini hanno permesso di accertare 27 concorsi truccati: di cui 17 per professore ordinario, 4 per professione associato e 6 per ricercatore. Sono in totale 40 i docenti iscritti nel registro degli indagati, provenienti dagli atenei di Bologna, Cagliari, Catania, Catanzaro, Chieti-Pescara, Firenze, Messina, Milano, Napoli, Padova, Roma, Trieste, Venezia e Verona. Questa mattina sono state eseguite 41 perquisizioni da parte degli agenti della Digos.

Le indagini sono nate dalle denunce incrociate presentate dall'ex Rettore Giacomo Pignataro e da Lucio Maggio, direttore amministrativo. Dopo aver effettuato le prime intercettazioni la Digos ha scoperto un sistema di preconfezionamento dei concorsi universitari. Il 2 febbraio del 2016, dopo l'elezione di Basile, la prima domanda che ha posto al suo predecessore è stata emblematica: "La stanza l'hanno bonificata?". Il passaggio di consegne avvenne però mentre le cimici della Digos registravano. L'inchiesta ha accertato che "il futuro vincitore dei concorsi veniva deciso a tavolino e i concorsi venivano costruiti ad hoc per chi dovesse vincere, stabilendo chi dovessero essere i commissari, i membri esterni, nei casi più gravi era il candidato stesso a elaborare i criteri del concorso".

A capo del gruppo che decideva i vincitori dei concorsi c'era proprio Basile. Il Cda è stato eletto grazie a dei "pizzini", consegnati anche ai rappresentanti degli studenti "che – sottolinea la Digos – non si sono sottratti a questa logica". Il condizionamento da parte dei vertici universitari riguarderebbe anche il conferimento degli assegni, l'assunzione di personale tecnico amministrativo, la composizione degli organi statutari dell'Ateneo, l'assunzione e la carriera dei docenti universitari.