Chiede la restituzione dei regali per il matrimonio annullato: era ancora sposato e deve pagare i danni per stalking

Voleva indietro tutto: fedi, regali e pegni d’amore. Per questo un uomo ha trascinato la sua ex compagna in tribunale reclamando la restituzione dei doni fatti per una promessa di matrimonio mai concretizzata. Il "piccolo" dettaglio che ha fatto crollare il castello di carte giudiziario è che il ricorrente, all'epoca dei fatti, era ancora legalmente sposato e non aveva nemmeno ottenuto il divorzio. La Corte di Cassazione ha messo la parola fine alla vicenda, confermando le sentenze di primo e secondo grado: nessuna restituzione è dovuta. Anzi, è lo spasimante a dover pagare.
Al centro della disputa, una scenografica cerimonia "simil nunziale" su una spiaggia, completa di scambio di anelli. Un gesto – come ricorda Il Sole 24 ore – che l'uomo riteneva prova del vincolo futuro, ma che i giudici hanno derubricato a mera messinscena. Secondo la Suprema Corte, infatti, "era irrilevante lo scambio di anelli – tipo fede nuziale – e la presunta cerimonia sulla spiaggia, di cui l'unica prova era il ‘sentito dire', ossia voce di paese di certo non assimilabile al fatto notorio – si legge nella sentenza – trattandosi di circostanze che non assumevano il valore di elementi indiziari della seria intenzione di giungere al matrimonio, dovendo essere lette unitamente agli altri elementi caratterizzanti la relazione tra le parti".
In sostanza, non si può promettere un nuovo matrimonio se non si è ancora sciolto quello precedente. La mancanza di un progetto concreto era evidente: non era stata stabilita una casa comune e i testimoni hanno sempre descritto il rapporto come una semplice relazione extraconiugale.
La Cassazione ha chiarito che i beni oggetto della contesa non erano legati a una futura unione civile, ma erano semplici donazioni d'uso o rimborsi spese. La donna, infatti, aveva affrontato costi di viaggio e rinunciato a turni di lavoro per vedere il partner e ospitarne il figlio. Questi esborsi sono stati considerati privi "del collegamento causale con la promessa di matrimonio non realizzatasi".
Il finale di questa storia non ha nulla di romantico. Oltre a perdere la causa per i beni materiali, l'uomo è stato condannato a versare 14mila euro alla donna come risarcimento per i danni morali. I giudici hanno ravvisato nel comportamento dell'uomo i tratti tipici dello stalking. La "vaghezza del progetto di vita comune" si è trasformata in una serie di molestie e minacce che la Corte ha ritenuto gravissime, sottolineando come il conflitto familiare sia spesso il teatro di violenze che non perdono valore solo perché inserite in una dinamica di coppia turbolenta.