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28 Gennaio 2019
16:03

Catania, uccise la ex a coltellate: Priolo condannato a 30 anni, la figlia “perde” il suo cognome

Ribadita dalla Corte d’Assise d’Appello di Catania la condanna già inflitta in primo grado a Luca Priolo, il ventisettenne che nel 2015 massacrò con 42 coltellate la sua ex Giordana Di Stefano, una ragazza di venti anni con cui aveva avuto una bimba che ha “perso” il cognome del padre per prendere quello della madre.
A cura di Susanna Picone
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Trenta anni di reclusione per aver ucciso a coltellate la sua ex compagna, mamma della sua bambina. La terza sezione della Corte d’assise d’appello di Catania ha confermato la condanna nei confronti di Luca Priolo, il ventisettenne che il 6 ottobre dei 2015 a Nicolosi (Catania) uccise con quarantadue colpi di coltello Giordana Di Stefano, una ragazza di venti anni dalla quale aveva avuto una bambina di quattro anni. La sentenza di primo grado nei confronti di Priolo era stata emessa il 7 novembre del 2017 dal Gup Loredana Pezzino a conclusione del processo col rito abbreviato. È stato riconosciuto un risarcimento alle parti civili, assistite dall'avvocato Ignazio Danzuso: i genitori, la sorella e la figlia di Giordana Di Stefano, la quale ha “perso” il cognome del padre per prendere quello della madre scomparsa.

L’omicidio di Giordana e la fuga di Priolo – “Sì, sono stato io… ho perso la testa, non volevo ucciderla”, con queste parole Luca Priolo, difeso dall'avvocato Domenico Cannavò, confessò l'omicidio dell'ex convivente, uccisa nella sua auto a coltellate. Il giovane motivò l’omicidio con la gelosia e la decisione della ventenne di non volere ritirare una denuncia per stalking presentata anni prima. Dopo aver ucciso a coltellate la madre di sua figlia Priolo salì su un treno per Milano, dove fu rintracciato dai carabinieri prima di poterne prendere un altro in partenza per la Svizzera. I carabinieri lo trovarono grazie a un sms inviato dallo stesso giovane a suo padre. Il ragazzo aveva chiesto il cellulare a un passante a Milano e aveva appunto inviato un messaggio a suo padre in cui gli scriveva che era scappato e di non preoccuparsi per lui. In quel momento suo padre era in caserma con i carabinieri. Priolo ha sempre sostenuto di avere agito d'impulso e non in maniera premeditata.

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