Torna a parlare del caso Yara Gambirasio in relazione all’analisi di reperti Claudio Salvagni, uno degli avvocati di Massimo Giuseppe Bossetti, l’uomo condannato all’ergastolo per l’omicidio della ragazzina di Brembate Sopra (Bergamo) scomparsa a tredici anni nel novembre del 2010 e trovata senza vita tre mesi dopo in un campo. L’avvocato Salvagni è intervenuto durante la trasmissione “Iceberg Lombardia” in onda su Telelombardia. “È di questi giorni il provvedimento della Corte in cui dice che la nostra domanda di ricognizione dei reperti è inammissibile. In questo periodo attaccare frontalmente la magistratura sarebbe come sparare sulla Croce rossa. Io non voglio farlo, io rispetto questo potere dello Stato. Però dico che sono rimasto basito da questo provvedimento”, ha detto l’avvocato di Bossetti, spiegando l’accaduto. “Per due volte – ha sottolineato Salvagni – la Corte d’Assise di Bergamo ci dice di sì che si possono fare queste attività e la stessa Corte d’Assise quando poi gli chiediamo ‘come e quando fare queste attività' ci risponde che è inammissibile. Il problema ora è: questa domanda a chi dobbiamo rivolgerla? Perché quell’autorizzazione è diventata cosa giudicata, si è stabilizzata. Nessuno l’ha impugnata, quell’autorizzazione esiste e prima o poi queste attività devono essere fatte".

“Prima o poi riusciremo a fare queste analisi sui reperti e la verità verrà a galla” – L’avvocato di Bossetti chiede dunque una risposta, dice di voler mandare domande in tutti i tribunali d’Italia e attendere qualcuno che “ci dirà finalmente come, dove e come fare questa ricognizione”. E allo stesso tempo ammette che “Bossetti è tranquillo perché sa che questa cosa prima o poi dovremmo farla”.  “Lo ribadisco – ha detto ancora Salvagni in trasmissione -: il provvedimento autorizzativo di fine novembre 2019 è un provvedimento che nessuno ha impugnato, quindi la ricognizione si deve fare. Il mio parere su questa inammissibilità è la prova provata che qualcuno ha il terrore che si vada ad indagare su questi reperti. Perché lì dentro c’è un clamoroso errore. Prima o poi riusciremo a fare queste analisi sui reperti e la verità verrà a galla. Dimostreremo il clamoroso errore”.

Lo scontro sul dna nel caso Yara Gambirasio – Il dna, come è noto, è stata la prova “regina” che ha spinto i giudici a condannare Massimo Bossetti: proprio il dna riconducibile al muratore di Mapello rappresenterebbe "la firma" dell'omicidio di Yara Gambirasio. Bossetti, da parte sua, ha sempre respinto ogni accusa e nei mesi scorsi ha anche gridato la sua rabbia per il no della Procura di Bergamo a esami condotti dalla sua difesa sui campioni biologici.