Aggiornamenti sul caso Emanuela Orlandi
19 Maggio 2012
10:18

Caso Orlandi, indagato anche il parroco della “sepoltura indegna”

Don Pietro Vergari, ex rettore di Sant’Apollinare, indagato a Roma per concorso nel sequestro di Emanuela Orlandi. Fu lui a caldeggiare la sepoltura del boss della banda della Magliana, Enrico de Pedis, nella Basilica.
A cura di Biagio Chiariello
Caso Orlandi indagato anche un parroco
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Aggiornamenti sul caso Emanuela Orlandi

C'è un indagato apparentemente insospettabile nell'inchiesta per la scomparsa di Emanuela Orlandi. Si tratta di Don Pietro Vergari, l'ex rettore della Basilica di Sant'Apollinare. Il monsignore all'epoca della scomparsa della 15enne cittadina vaticana, era il «padrone di casa» e lo è stato fino al 1990, anno dell'uccisione di  Enrico De Pedis detto Renatino. Fu Vergarì a caldeggiare la sepoltura del boss «grande benefattore» della banda della Magliana a Sant'Apollinare. Appena un anno dopo la «sepoltura indegna» fu rimosso dal suo incarico di rettore.

Dopo oltre 20 anni il suo nome viene iscritto nel registro degli indagati per concorso nel sequestro di Emanuela Orlandi. Insieme a lui sono indagati anche l'ex Sergio Virtù, autista di De Pedis, Angelo Cassani e a Gianfranco Cerboni, detto ‘Gigetto', stretti collaboratori del boss che ha ispirato il personaggio del Dandi in Romanzo Criminale. E infine Sabrina Minardi, ex amante di De Pedis, unica supertestimone che ha ricollegato (non senza cadere in contraddizione) la sparizione di Emanuela alla Banda della Magliana.

Estendere le indagini a Don Vergari è stato «un atto dovuto» fanno sapere dalla Procura di Roma. L'apertura e la conseguente ispezione della cripta di Sant’Apollinare alla ricerca del cadavere della Orlandi, ha richiesto il rispetto degli oneri burocratici. Ciò ha significato l'apertura di una indagine che includesse anche il nome dell'ex rettore della Basilica di Sant'Apollinare. Il monsignore era già stato sentito nel 2009 dagli inquirenti che intendevano capire se qualcuno avesse pagato per semplificare le pratiche per la sepoltura del boss«De Pedis veniva più volte nella chiesa» spiegò il parroco,  «aveva aiutato molto per preparare le mense che organizzavo per i poveri» e «quando seppi dalla televisione della sua morte, ne restai meravigliato».

L'apertura della tomba di Pedis, avvenuta lunedì scorso, è stata la conclusione di una complessa attività che ha visto anche la collaborazione del Vaticano. Ma il lavoro della Scientifica va avanti. Ora sta passando in esame le 200 cassette di ossa rinvenute nei sotterranei. La maggior parte dei resti risale ad epoca prenapoleonica, ma alcuni sono più recenti e il loro Dna sarà confrontato con quello della Oralndi.

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