I carabinieri di Bari hanno arrestato a Casamassima un imprenditore agricolo, già noto alle forze dell'ordine, per sfruttamento del lavoro e favoreggiamento all’immigrazione clandestina. Secondo quanto accertato dalle forze dell'ordine l'uomo aveva alle sue dipendenze un giovane bengalese che lavorava come pastore nella sua masseria per 1,80 all'ora. La paga non comprendeva "vitto e alloggio" che consistevano in un container costruito assemblando le cabine di un camion senza bagno né doccia. Per lavarsi il giovane migrante doveva utilizzare il pozzo degli animali e per cucinarsi un pasto un fornellino a gas.

Il giovane, privo di permesso al giorno, lavorava 11 ore al giorno – a fronte delle 10 massime previste dal contratto -, non godeva del giorno di riposto settimanale e, inoltre, il proprietario dell'azienda agricola, cha ha al suo interno anche un allevamento di ovini, da due mesi aveva interrotto i seppur minimi pagamenti.

Il compito del bengalese era quello di uscire all'alba e portare le pecore a pascolare fino al tramonto, doveva, inoltre, occuparsi della mungitura, della pulizia e di alimentarle. Il proprietario dell'azienda agricola non aveva acconsentito alle richieste di un minimo aumento necessario per sopravvivere. Il giovane bengalese è rimasto al suo posto anche in seguito al rifiuto poiché quella cifra, benché minima, serviva per il mantenimento della sua famiglia nel paese d'origine.

All’imprenditore sono state inoltre contestate: l’omessa formazione dei dipendenti sui rischi per la salute e sicurezza sul lavoro e mancata valutazione delle condizioni di salute in relazione all’impiego (artt. 18, 36, 37, d.lgs 81/2008); l’impiego di lavoratori subordinati in nero (art. 3 d.l. 12/2002), la violazione delle disposizioni per il contrasto del lavoro (art. 14 d.lgs 81/2008), e il divieto di assunzione di lavoratori privi di permesso di soggiorno (art. 12, 22 d.l. 298/1998).

Su disposizione della competente autorità giudiziaria, il 46enne è stato sottoposto agli arresti domiciliari. Contestualmente sono state elevate sanzioni amministrative ed ammende per quasi 60mila euro e la sospensione dell’attività produttiva.