Fanpage.it riceve a pubblica la lettera di un lettore, Lorenzo:

"Buongiorno, vi scrivo in quanto cittadino qualunque. Artista, studente, lavoratore. Cittadino anonimo come tanti, che ritiene sia arrivato il momento di esporsi e dire la sua, se possibile. Sono omosessuale da tutta la vita e lotto in uno stato la cui dialettica porta alla discriminazione e alla repressione. La vivo sulla mia pelle, la vedo nella disabilità del mio compagno, oggetto di scherno al grido di: "Ma dai! Sono solo parole. E poi dipende dal contesto in cui le dici". Parole alle quali un sordo bilingue con difficoltà evidenti nell'articolare una frase, non può ribattere, ma… Dio, dovreste vederlo mentre risponde a tutti loro con la forza di chi ha il potere di lottare senza riserve, perché ritiene che l'ignoranza non sia da condannare, ma piuttosto un fenomeno da estirpare e trasformare in conoscenza con un piccolo gesto di cortesia.

Sempre con il sorriso e mai offensivo. Io me ne sono innamorato per quello fin dal primo momento ed è nella lotta alla discriminazione nel nostro paese, nel piccolo delle nostre esistenze, portando avanti una semplice quotidianità, che ci siamo legati. Io uso l'attività sportiva come mezzo per sostenere i ragazzi nella crescita, in un paese socialmente difficile, dicendo a me stesso che è con le piccole cose, con i gesti quotidiani, che si smuovono le coscienze. Eppure mi sto spegnendo. Io che insegno ai miei allievi a combattere e a crescere in un mondo che viene plasmato dalle nostre idee e insegno loro a sorridere, continuo ad essere distrutto e morire dentro ogni giorno un po' di più. Inizio a non credere in quello che predico loro. Sono stanco di vedere che i miei diritti debbano essere oggetto di discussione. Pago le tasse come tutti. Sono davvero così sbagliato? Davvero un comico può replicare che al giorno d'oggi una persona debba essere libera di dire "froc***" paragonando questa parola ad una barzelletta sui carabinieri?.

Vedete, vorrei che i comici Pio e Amedeo capissero dove sta il loro errore, perché non é la satira tanto decantata, quella che é oggetto della rabbia di una comunità. Vorrei che Fedez sapesse quanto il suo intervento sia stato significativo. Vorrei che Salvini, Pillon e gli altri sentissero la replica di un cittadino pagante tasse ma privo della medesima dignità a quanto pare e che ancora oggi deve raschiare il fondo della pentola per cercare di avere diritti. E vorrei che la mia storia, dai pestaggi alle vessazioni, l'accettazione e le lotte quotidiane, possa servire per far riflettere. Perché non ci sono solo fatti eclatanti. C'è il quotidiano, a cui tutti sottostiamo. Ho sempre avuto paura, tanto che sui miei canali social mi sono mosso facendo dei video in tal senso, ma li pubblico come storie, così che spariscano il giorno dopo. Perché come artista vorrei espormi e vorrei far di più ma mi fermo nel dire a me stesso che tanto non sono che una goccia nell'oceano. Tuttavia la mia storia non è sicuramente peggio di molte altre. È l'epilogo che fa dire a me stesso che in fondo mi é andata bene. Ma non voglio che accada a nessun altro. Persino la paternità è un qualcosa che ho deciso di negarmi finché non saprò di poter tutelare un bambino da quanto sopportiamo noi ogni giorno. Ritengo che il tempo di nascondere la testa sotto la sabbia sia finito. C'è una tempesta alle porte, alla quale vorrei prendere parte".