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Carabinieri Nas sequestrano snack perché senza etichetta, analisi scoprono virus della peste suina

Il sequestro dei Nas di Bologna era avvenuto per non tracciabilità dei prodotti che avevano solo etichette in cinese. Dai test di laboratorio è emersa la presenza del virus della peste suina africana. Il virus però non è trasmissibile all’uomo.
A cura di Antonio Palma
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Un sequestro di prodotti alimentari da parte dei carabinieri del Nas per mancanza di etichette conformi, ha portato alla luce la presenza del virus della peste suina in diversi snack importati per la commercializzazione in Italia. È accaduto a Bologna dove però il virus presente negli alimenti è risultato non trasmissibile all’uomo. La vicenda è emersa a seguito di un controllo disposto il 25 gennaio scorso dal dipartimento di sanità pubblica nei locali di un’azienda che si occupa di import di merci dall’estero.

In campo erano scesi sia i militari dei Nas sia gli ispettori dell’Ausl bolognese. Il controllo aveva portato al sequestro di ben 135 chili di prodotti alimentari tenuti in un magazzino della ditta in quanto privi della documentazione di provenienza e quindi non tracciabili o con etichette solo in cinese e quindi non conformi alla legge. Il sequestro amministrativo aveva riguardato numerosi prodotti alimentari, sia congelati, sia refrigerati sia a temperatura ambiente.

Su alcuni di questi quindi sono stati effettuati dei controlli di laboratorio a campione per capirne la natura da cui è emersa la presenza del virus della peste suina. Nel mirino due tipi di snack sui quali i test hanno individuato la presenza di dna bovino e suino, in uno, e di dna di pollo e suino, nell'altro. Ulteriori esami eseguiti sui questi prodotti per la ricerca del virus della peste suina africana hanno dato esito positivo.

Fortunatamente però gli esami genetici effettuati dal dipartimento di sanità pubblica hanno rilevato la presenza del virus ma non hanno riscontrato l’infettività. La scoperta del virus è stata decisiva per il provvedimento dell’Ausl che nei giorni scorsi ha deciso di negare il dissequestro della merce chiesto dalla ditta. Quest’ultima infatti aveva presentato una istanza chiedendo di poter procedere a proprie spese alla distruzione della merce sequestrata. Sulla restate merce  sono ancora in corso le indagini da parte delle autorità competenti.

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