Alessandro Raudino e Florinda Vitale del Cannabis Cura Sicilia Social Club
in foto: Alessandro Raudino e Florinda Vitale del Cannabis Cura Sicilia Social Club

I semini hanno iniziato a germogliare. Sono piante di cannabis che, una volta cresciute, produrranno infiorescenze che saranno donate ai pazienti che ne hanno fatto richiesta. E’ la disobbedienza civile lanciata dal Cannabis Cura Sicilia Social Club lo scorso 30 novembre, con una conferenza molto partecipata, anche da istituzioni e forze dell’ordine, dove, oltre al racconto delle potenzialità mediche della cannabis da parte di medici e ricercatori, hanno sottolineato l’impossibilità ad andare avanti in questa situazione.

In Italia la sanità è gestita a livello regionale e ci sono amministrazioni che hanno legiferato prevedendo la rimborsabilità della cannabis per una serie di patologie, e altre, come quella siciliana, che non hanno ancora approvato nessuna legge. La conseguenza è che nel nostro paese ci sono pazienti che possono curarsi con la cannabis in modo gratuito e altri che devono spendere anche più di mille euro al mese per i propri piani terapeutici.

Lasciando stare per il momento gli altri problemi come la carenza di cannabis che si verifica ciclicamente, o la scarsità di medici che la prescrivono e la conoscono e di farmacie che ne effettuino le necessarie preparazioni, in Sicilia la situazione è in stallo da anni. Non sono bastati i tavoli tecnici e le riunioni istituzionali per cambiare la situazione e così i pazienti sono passati all’azione.

Il convegno del 30 novembre scorso
in foto: Il convegno del 30 novembre scorso

“Stiamo coltivando le prime piantine e procedendo a seminare le altre”, racconta Florinda Vitale che gestisce l’associazione insieme al compagno Alessandro Raudino, affetto da sclerosi multipla. “Nel frattempo abbiamo affidato la nostra tutela giuridica agli avvocati Claudio Miglio e Lorenzo Simonetti di Tutelalegalestupefacenti.it, avvocati esperti del settore cannabis. Ad oggi siamo a circa 20 piantine per pazienti siciliani e altri da tutta Italia. Ci stanno arrivando molte richieste e il nostro appello va a tutte le realtà che abbiano voglia di collaborare con noi in questo progetto affinché ci aiutino e ci supportino”.

Alla disobbedienza civile lanciata dal gruppo siciliano è possibile aderire in due modi: i pazienti interessati ad avere una piantina coltivata dall’associazione possono firmare il modulo creato ad hoc. Ma anche chi non è affetto da nessuna patologia può scegliere di firmare un modulo a sostegno dell’operazione in cui vengono ricordati diritti fondamentali come quello alla salute, presente nella nostra Costituzione, e di aderire alla disobbedienza al fine “fine di dare visibilità ad un enorme problema, volutamente e volgarmente sminuito”.

Pazienti e forze dell’ordine
in foto: Pazienti e forze dell’ordine

Accanto a loro anche l’associazione Luca Coscioni, che da sempre ha fatto della cannabis terapeutica una delle sue battaglie. “Quando lo Stato non riesce a garantire la piena applicazione delle sue leggi i malati non possono che ‘arrangiarsi’. In questo caso si danno da fare per non interrompere il proprio piano terapeutico ma anche per chiedere al governo di incrementare la produzione nazionale e aumentare le quantità di cannabis importate. Dobbiamo essere grati, e per questo li sosteniamo, a chi si assume un rischio personale per far scaturire una riforma per tutti”, spiega Lorenzo Mineo, che fa parte dell’associazione Luca Coscioni.

Le prime piante saranno pronte tra un po’ di tempo, sono numerate e fanno riferimento a un paziente, ma senza mostrare il nome. “Il raccolto delle infiorescenze”, come spiegano dall’associazione, “sarà destinato a malati che possano dimostrare di essere in cura con cannabis terapeutica”.

Non solo, perché l’operazione “verrà effettuata pubblicamente e ampiamente divulgata sui canali social e a mezzo stampa, per mano del presidente Alessandro Raudino”.