Calogero Gliozzo (Facebook).
in foto: Calogero Gliozzo (Facebook).

Nell'ultimo anno sono stati raccolti 8 milioni di euro per cause sociali, mediche e di solidarietà, di cui 5,2 soltanto da gennaio ad oggi. Questi sono solo alcuni dei numeri che ha segnato in Italia GoFundMe, la piattaforma di social foundraising più grande del mondo, diventata famosa nel nostro Paese, dove è sbarcata dagli Usa poco più di un anno fa, per alcune campagne che hanno riscosso una grande attenzione mediatica e di pubblico. Tra queste, si ricordi quella a favore di Calogero Gliozzo, il giovane siciliano di 27 anni affetto da linfoma, riuscito a guarire dopo essere volato a Tel Aviv, o quella di Luca Cardillo, anche se la sua storia non è stata a lieto fine: si tratta solo di due esempi di vicende che hanno smosso le coscienze degli utenti in rete, che hanno donato quanto potevano per realizzare il loro sogno in nome di un nuovo concetto di filantropia su cui basa il cosiddetto crowdfunding, una forma di finanziamento che parte "dal basso" sul web, mobilitando quante più persone possibile per sostenere gli sforzi di chi quella stessa battaglia la propone. Insomma, un nuovo modo, tutto digitale, di donare e condividere.

Per capire a fondo questo fenomeno Fanpage.it ha incontrato il Ceo di GoFundMe, Rob Solomon, con un passato lavorativo in Yahoo e alla presidenza di Groupon, che ha illustrato quali sono i punti di forza della piattaforma e perché ci si può fidare quando si dona del denaro alle cause che lì sono raccolte.

Rob Solomon, GoFundMe Italy ha da poco compiuto festeggiato il primo compleanno. Come è andato quest'anno?

"La risposta dell'Italia a GoFundMe ci ha sorpreso. La nostra piattaforma ha avuto una crescita sbalorditiva qui. Abbiamo raccolto da gennaio 2018 scorso ben 8 milioni di euro, di cui più di 5 solo negli ultimi 8 mesi, da gennaio ad oggi. La crescita nel 2019 tocca punte del 500% rispetto all’anno precedente, ad una velocità sorprendente, perché non l'abbiamo registrata in nessun altro Paese dove abbiamo lanciato il nostro progetto. Se volessimo fare un paragone con i dati che abbiamo a livello globale, possiamo dire che dalla sua nascita nel 2010 la piattaforma ha raccolto oltre sei miliardi di euro a livello globale da parte di ben 70 milioni di donatori. Siamo presenti in 20 paesi, ma negli ultimi 12 mesi, ben 4 tra le 20 più grandi campagne mediche a livello mondiale, provenivano dall’Italia, quindi in generale c'è un riscontro più che positivo. In genere ci vogliono 3 o 4 anni prima che si arrivi a questi livelli, qui è successo in un solo anno". 

Secondo lei, quale è l'ingrediente del successo di GoFundMe?

"Ci sono tantissime persone in tutto il mondo che non hanno la possibilità di accesso alle cure mediche, che non hanno un lavoro, che vivono in condizioni al limite della povertà e che giorno dopo giorno cercano di sopravvivere. Noi presupponiamo che varie istituzioni, da quelle governative alle Ong passando per quelle legate alle associazioni religiose, non funziono come dovrebbero. Quello che è successo da quando è nata GoFundMe, nel 2010, è che abbiamo semplicemente dato uno strumento alla gente per aiutare altra gente. È nella natura degli esseri umani, d'altronde: condividere, supportare, costruire. Noi abbiamo solo dato loro il modo per farlo, sfruttando la possibilità di connettersi attraverso il web e i social network. Abbiamo dato l'opportunità di riunirsi in piccole comunità che dal basso raccolgono miliardi per le cause che stanno loro a cuore. Ma in fin dei conti, non saremmo qui a parlarne senza quello che io definisco il potere delle persone: quando queste si connettono per aiutarsi a vicenda, succedono cose meravigliose. In tutti i Paesi in cui GoFundMe è arrivata, accade sempre la stessa cosa: anche lì dove, se pensiamo ad esempio ai casi medici, il sistema sanitario funziona, come in Europa o in Canada, ci sono comunque persone che hanno bisogno d'aiuto e altre pronte a supportarle. Non so spiegare perché, ma questo è un dato di fatto". 

Nel 2016 Forbes ha previsto che GoFundMe sarebbe diventata nel giro di due anni una startup da milioni di dollari, e così è stato. Ora che avete raggiunto questo obiettivo, quale è la vostra prossima mossa? Cosa prevede per il futuro?  

"Vogliamo migliorare ancora di più le nostre perfomance e coinvolgere anche soggetti più strutturati e grandi, come le organizzazioni che si occupano di beneficenza. Non è di certo un progetto che si può realizzare in una notte ma siamo sulla strada giusta. Finora ci siamo impegnati nel dare la possibilità ai singoli di donare a favore di altri singoli. Adesso vorremo realizzare software che permettano alle piccole e grandi organizzazioni non solo di connettersi tra di loro ma anche di raccogliere denaro in maniera più efficiente. Solo in questo modo riusciremo davvero a chiudere il cerchio".

Quale è la differenza principale tra GoFundMe e le altre piattaforme di social foundrasing che ci sono sul web?

"Noi cerchiamo di puntare sulla fiducia e sulla sicurezza, credo siano queste le caratteristiche principali di GoFundme. Nel corso degli anni abbiamo sviluppato una serie di soluzioni interne affinché la piattaforma resti sicura, abbiamo dedicato tantissime risorse a raggiungere questo obiettivo. In questo modo siamo riusciti a rendere forte e riconoscibile il nostro brand, per cui se c'è qualcuno che ha bisogno di cure mediche o c'è una comunità che è stata colpita da un uragano, da un incendio da qualsiasi altro disastro naturale si pensa subito ad aprire una campagna di GoFundMe, come soluzione ad un problema immediato".

Avete mai avuto casi di truffe o di abuso della piattaforma? Come li avete contrastati? 

"Tutti gli anni abbiamo milioni di campagne che vengono lanciate sulla nostra piattaforma. E meno dello 0, 001 per cento hanno avuto problemi di questo tipo. Cerchiamo di garantire sempre trasparenza e comunicazioni chiare e complete tra donatore e beneficiario e di prevenire le frodi, insieme a riciclaggio di denaro, phishing, card testing, plagi, vigilando sul corretto e coerente utilizzo dei fondi di ogni singola campagna e garantire la protezione dei dati dei donatori. Per farlo, usiamo software machine Learning, dei dispositivi di intelligenza artificiale che rilevano comportamenti rischiosi sulla piattaforma e una massiccia parte degli impiegati è deputata a verificare tutte le segnalazioni degli utenti ed esaminare tutte le campagne di raccolta fondi. Ci sono degli esperti nel nostro team che si occupano solo di questo, sono circa un terzo dei nostri dipendenti impegnati a controllare che non ci siano truffe. Se non dovesse bastare, e statisticamente funziona nel 99,9% dei casi, offriamo una garanzia, l'unica garanzia di crowdfunding al mondo, secondo la quale se i fondi non vanno a finire nel posto giusto e per il beneficiario nominato, garantiamo noi il rimborso come piattaforma".