Un mezzo flop. Di meglio non si può dire, per il momento, del bonus del governo per le vacanze in Italia: uno sconto fino a 500 euro per gli utenti, che si traduce in credito d'imposta per i titolari di strutture ricettive. Doveva essere una ventata di aria fresca per il turismo, dopo il lockdown dovuto all'epidemia di coronavirus, ma chi ha fatto dell'accoglienza il proprio mestiere continua a sentirsi come durante la fase acuta dell'emergenza. "Per noi il lockdown, per certi versi, non è mai finito", spiega a Fanpage.it Grazia Romano, responsabile dei giovani di Federalberghi in Sicilia e titolare, assieme alla sua famiglia, di un albergo quattro stelle superior a Catania. Romano ha riaperto da qualche giorno, "ma continuo a stampare cancellazioni".

Nel suo hotel il bonus vacanze è possibile spenderlo, ma si tratta di una delle poche strutture in tutta la Sicilia in cui è possibile. In base ai dati raccolti da Federalberghi, riferiti solo agli associati, in tutta l'Isola si potrà usufruire del bonus solo in 56 strutture alberghiere. Il dato è parziale, ma è indicativo. "So per certo che molti hanno deciso di non aderire", aggiunge l'imprenditrice. A spostarsi su un altro settore, quello dei bed and breakfast, non va meglio: "Sono più quelli che hanno deciso di non accettare il bonus", interviene Franz Cannizzo, presidente di Abbetnea, l'associazione che mette insieme la piccola ricettività extra alberghiera.

Ma non va così solo in Sicilia. Provando a prenotare un albergo in diverse regioni italiane, immaginando di fare il check-in durante la settimana di ferragosto, le cose non sono più semplici: solo a Roma e Genova è stato possibile trovare albergatori disposti ad accettare il bonus. "Al momento non ci sono soldi", risponde al telefono un albergo di Perugia. "Stiamo tentando di capire come fare con il nostro commercialista, non sappiamo bene", replicano da un resort nel Molise. Nel capoluogo ligure c'è chi aggiunge che si può usufruire dello sconto governativo sempre, tranne che durante la settimana di ferragosto e quella del Salone nautico. "Ma non siamo ancora operativi", ammettono dalla reception.

A Venezia, dopo avere chiarito l'incomprensione per la quale avevamo chiesto informazioni sul "bonus badante", la risposta di un albergatore è netta: "Veniamo da tre mesi di chiusura, non abbiamo ancora capito se recuperiamo i soldi subito". Perché, nel frattempo, i soldi loro li spendono: "Non si può più usare la sala colazione, per motivi di distanziamento, così adesso facciamo il servizio in camera. Poi ci sono le sanificazioni, la lavanderia…", spiega Chiara Battaglia, che nella casa dei nonni nel pieno centro barocco di Catania ha aperto un b&b.  "Io non aderisco", interviene, netta.

Le sue cinque stanze sono tutte vuote. E se avesse dovuto pagare un affitto la chiusura sarebbe stata dietro l'angolo. Come è accaduto per altri colleghi, che non sono riusciti a rimodulare il canone di locazione e che, dopo il lockdown, hanno chiuso i battenti. "Mi rendo conto di fare un esempio molto forte, ma è come fossimo malati, non proprio terminali ma quasi – aggiunge Battaglia – Bisogna che si pensi a salvarci la vita. L'unica cura efficace è l'iniezione di liquidità, ma sarebbe bastato anche che questo bonus non avesse il limite dell'Isee a 40mila euro, per permettere di includere anche gli imprenditori e i liberi professionisti tra coloro che possono fruirne.  Magari con un meccanismo meno complesso". L'app destinata ai cittadini, per esempio, nel primo giorno di operatività del bonus non ha funzionato come avrebbe dovuto.