La protesta dell’associazione Andromeda
in foto: La protesta dell’associazione Andromeda

La storia che arriva da Bologna è quella di una coppia di senzatetto “invisibili” e in particolare dell’uomo, Claudio Mazzucchi, costretto a vivere in carrozzina e morto l’11 marzo scorso. Non c’erano soldi per i funerali e così Claudio è stato sepolto dopo che la salma è rimasta per diciotto giorni in obitorio. E per il momento di Claudio Mazzucchi, sepolto in terra alla Certosa di Bologna, resta solo un tubo di ferro con tre numeri. Nel posto in cui è sepolto non c’è una foto né una data né un simbolo religioso. A denunciare la situazione, chiedendo una degna sepoltura per quest’uomo, è l’associazione Andromeda che si è occupata della coppia. Fino a qualche tempo fa Claudio e sua moglie Daniela vivevano a Monterenzio, poi senza una casa erano finiti a vivere in mezzo alla strada a Bologna. In centro chiedevano, come tanti altri “invisibili”, l’elemosina. “Era come se nessuno li vedesse loro due, lui in carrozzina perché disabile e lei sempre al suo fianco”, ha raccontato ai quotidiani locali Enrico Paolo Raia, presidente dell’associazione Andromeda sezione Bologna e coordinatore regionale, che ha più volte incrociato Claudio e Daniela e il loro inseparabile barboncino nel centro della città. Secondo l’associazione, tra i comuni di Bologna e Monterenzio c'è stato una sorta di “scaricabarile” e solo dopo diversi mesi, quando ormai era arrivato il freddo, la coppia è stata ospitata nel dormitorio di via dello Scalo. Poi, l'11 marzo, Claudio è stato male e non ce l'ha fatta e da morto è diventato ancora più invisibile.

L'appello per dare a Claudio una degna sepoltura – Claudio ha dovuto attendere più di due settimane prima di ottenere la sepoltura alla Certosa di Bologna. Nel mezzo, i tempi necessari – aveva spiegato il comune di Monterenzio – per completare le procedure burocratiche per provvedere alla sepoltura, i cui costi a fronte dell’indigenza della coppia sono stati sostenuti dall’amministrazione comunale. “Abbiamo chiesto ad alcuni impiegati del cimitero e ci è stato risposto che questo era quanto previsto dal comune di Monterenzio – così Enrico Paolo Raia – . E questo per noi è davvero sconcertante. Come associazione abbiamo deciso così di farci carico dei costi della targa e della foto che faremo fare. Anche per consentire alla moglie di portare un fiore su una tomba che sia dignitosa”. “Se qualcuno volesse partecipare sarebbe ben gradito. In fondo si tratta di un migliaio di euro”, l’appello lanciato dall’associazione. Oltre a stigmatizzare il modo con cui è stata data sepoltura all’uomo, l’associazione punta anche l’indice verso le condizioni abitative della vedova che secondo i volontari è costretta a vivere in condizioni inadeguate alle sue esigenze.