Klovis Hitaj
in foto: Klovis Hitaj

Era andato a trovare sua figlia a febbraio. La bimba avrebbe compiuto nove anni a marzo e voleva festeggiare con lei. Così Klovis Hitaj, 39 anni, da Salerno è partito per Salvador, in Brasile. Il Paese che in questi giorni vive il picco dei contagi da coronavirus. Non poteva immaginare che quella vacanza di qualche settimana si sarebbe trasformata, in realtà, in oltre quattro mesi senza potere rimettere piede in Campania. "Sono partito il 12 febbraio e sarei dovuto rientrare il 14 marzo – spiega Hitaj a Fanpage.it – Ma il 10 marzo mi è stato cancellato il primo volo". La storia è uguale per tutti gli italiani all'estero: una sequenza di aerei cancellati uno dopo l'altro e riprogrammati dalle compagnie aeree sempre un po' più in là. "L'ultimo volo è fissato per l'1 luglio, è la prima data utile", racconta ancora l'uomo. Il problema, però, sono i soldi.

"Faccio il barman. Prima di partire stava andando tutto bene: avevo in programma di rilevare un'attività con un socio e, finalmente, di essere più indipendente". Poi il lockdown italiano e, a seguire, globale. "Mi ospita la madre di mia figlia, ma i soldi scarseggiano. La cassa integrazione non arriva e se il locale in cui lavoro riaprirà, io sarò ancora costretto in Brasile fino a luglio. Con il rischio di perdere il mio impiego".

In realtà, un modo per tornare in Italia già qualche giorno fa ci sarebbe anche stato: un volo della compagnia aerea Neos, organizzato dalla Farnesina, per consentire il rimpatrio degli italiani in Brasile. "Dopo l'ennesimo volo cancellato, mi sono registrato sul sito", prosegue. A quel punto, era già maggio, la sua vacanza si era già prolungata troppo a lungo e la preoccupazione aveva cominciato a crescere. "Mi hanno mandato un formulario per denunciare la mia presenza all'estero e poi  mi è arrivata una email con password e username per entrare sul sito e accedere al volo di rimpatrio. Partenza da San Paolo, arrivo a Roma, a 989 euro sola andata".

Un costo per lui impossibile da affrontare, senza considerare la necessità di arrivare a San Paolo: "Avrei dovuto prendere un volo interno, ma le compagnie avvisano che, dato il momento particolare, potrebbero esserci ritardi o cancellazioni". In altri termini: se avesse chiesto in prestito i soldi per tornare in Italia e quelli per acquistare il biglietto aereo interno per San Paolo, il minimo imprevisto avrebbe potuto costargli la perdita del denaro di entrambe le prenotazioni.

"Così ho deciso di non rischiare". Il ministero degli Esteri, raggiunto da Fanpage.it, conferma che il 39enne salernitano è stato contattato dal Consolato d'Italia a Recife, che gli ha segnalato "il volo di rimpatrio previsto per il 14 maggio, organizzato con il coordinamento della Farnesina e delle sedi diplomatiche italiane in Brasile". "Viste le condizioni, però, non ne valeva la pena. Io ho già un biglietto aereo pagato per tornare in Italia, perché devo pagare due volte? Non ho la forza economica per sostenere quasi mille euro di volo di rimpatrio, è una cifra enorme anche per chi mi ospita qui".

"Il Consolato a Recife rimane a disposizione insieme all'Ambasciata a Brasilia e alle altre sedi per prestare ogni possibile assistenza al connazionale – interviene la Farnesina tramite questa testata – In particolare, la rete consolare italiana può fornire prestiti consolari e altre forme di sostegno ai connazionali che abbiano documentate situazioni di necessità all'estero". Tranne che in casi di necessità, infatti, i voli di rimpatrio sono stati pagati dagli stessi cittadini all'estero. Dal Brasile, dall'inizio dell'emergenza Covid-19, sono tornate nel nostro Paese oltre tremila persone.