Bimba di 3 anni uccisa dalla madre a Tortona, poche ore prima affidata anche al padre: “Ora me l’ha tolta per sempre”
Era al centro di una battaglia legale per l'affidamento tra i due genitori la bambina di 3 anni uccisa dalla madre a Tortona nella notte tra giovedì e venerdì scorso e proprio il giorno prima un giudice aveva disposto l'affidamento condiviso della minore. Lo rivelano i legali del padre della piccola dopo che la donna, ora in carcere, ha sostenuto che l'uomo fosse violento e di aver agito perché angosciata dal percorso di riavvicinamento che il giudice aveva disposto tra la bambina e il padre.
"Nei confronti del nostro assistito, non mai stato preso alcun provvedimento che impedisse di vedere e frequentare la figlia. L’ostacolo a farlo era determinato unicamente dal comportamento della madre" spiegano gli avvocati, sottolineando che l'unico procedimento penale per lesioni si era chiuso con una richiesta di archiviazione del pm nel febbraio 2025 e proprio giovedì il giudice aveva disposto l’affidamento condiviso della minore e la riattivazione immediata degli incontri padre figlia. "Non mi faceva vedere mia figlia. Ho fatto di tutto per riabbracciarla, volevo far valere i miei diritti di padre. Ma adesso lei me l’ha tolta per sempre" ha dichiarato l'uomo a Repubblica.
La donna intanto resta in carcere dopo che il gip Riccardo ha disposto per lei la custodia cautelare accogliendo la richiesta della procura di Alessandria. "La signora non è in condizioni psicofisiche per sostenere un interrogatorio. Valuteremo, successivamente, se presentare istanza al pubblico ministero per essere sentiti" fa sapere l'avvocata confermando che la stessa notte dell'omicidio la donna ha tentato anche il suicidio
"Si tratta di una tragedia nata in una situazione di grande solitudine e disperazione: il gesto estremo contro la figlia è stato rivolto, quella notte, anche verso sé stessa. Chi è intervenuto in casa l'altra notte ha trovato un manoscritto, in lingua russa. Purtroppo, la donna non parla neanche bene l'italiano e le conservazioni con lei, compresi i miei colloqui, richiedono l'interprete" ha rivelato la legale.
"La sua è la storia di una donna che si è sentita sola, abbandonata. Nessun lavoro, nessun familiare vicino, nessuna persona stretta di riferimento" ha raccontato ancora l'avvocato precisando che prima di essere ospitata nell'alloggio di co-housing sociale in cui è avvenuta la tragedia, a Tortona, la donna viveva in un'altra struttura che accoglieva persone con fragilità a Voghera, nella confinante provincia di Pavia. Era assistita dai servizi sociali dopo una denuncia per violenza domestica contro l'ex compagno.