Sarebbe in pericolo di vita la bambina di 11 anni ricoverata per Covid all'ospedale Sant'Orsola di Bologna. Le condizioni della giovane paziente, che è stata intubata e che si trova attualmente nel reparto di terapia intensiva, sono sempre più gravi, come riferiscono fonti mediche al quotidiano Il Resto del Carlino. La piccola, di origine pakistana, è arrivata nel nosocomio del capoluogo emiliano nella notte tra martedì e mercoledì scorso da un'altra struttura a Cona a causa di un peggioramento della situazione, che ha richiesto il suo trasferimento al Padiglione 25 del Covid hospital. Nessuno si sarebbe aspettato un decorso simile, dal momento che non presenta patologie pregresse. Ora è tenuta sotto massima osservazione, mentre i genitori, anche loro risultati positivi al Covid, non possono neanche starle vicini a causa delle rigide regole anti Coronavirus. Dall’inizio della pandemia, non si era mai registrato un caso di tale gravità per una persona così giovane. Certo, ci sono stati anche eventi tragici, ma nella maggior parte dei casi tutti i ricoveri di minorenni finora si sono risolti con una la guarigione e per nessuno di loro era stata necessaria l'intubazione quando sono stati ricoverati.

Insomma, il caso della bambina emiliana diventerà probabilmente un caso di studio, anche all'estero. "Ho sentito molti colleghi e, a quanto ci risulta, sarebbe il primo caso di una bimba così piccola, senza altre patologie a quanto parrebbe", ha detto il rianimatore Alessandro Vergallo, presidente nazionale Aarol-Emac, al Resto del Carlino. Tuttavia, i casi di Coronavirus tra i minori in età scolare è in aumento, complice molto probabilmente anche la circolazione della cosiddetta variante inglese, che sarebbe più contagiosa del 36% rispetto al ceppo originario e si trasmetterebbe soprattutto tra i giovanissimi. Lo ha confermato ieri Gianni Rezza del Ministero della Salute nel corso della consueta conferenza stampa del venerdì della Cabina di Regia: "Notiamo negli ultimi giorni una diminuzione dell'età mediana dei contagiati, dovuta in parte all'effetto della campagna di vaccinazione delle fasce più fragili della popolazione ma anche per i focolai che sono scoppiati nelle scuole, che potrebbe essere conseguenza delle varianti che infettano in maniera più visibile i bambini, anche se nella maggior parte dei casi si tratta di asintomatici. Tende infatti a crescere tasso di incidenza in età scolastica, al di sopra degli 11 anni in particolare. Non bisogna rilassarsi. Quando si parla di chiusure scolastiche è sempre doloroso. Ma laddove ci sono dei focolai o presenza di varianti è chiaro che tale decisione è assolutamente da considerare. Dobbiamo essere pragmatici".