Biella, per due volte la dimettono dal pronto soccorso e le danno antidolorifici: 43enne muore per ischemia cerebrale

Era andata al pronto soccorso e da lì era stata dimessa con una diagnosi di cervicalgia dopo essere stata visitata più volte la donna di 47 anni, madre di quattro figli, morta a Biella. La famiglia di Venus Vanadero Serrano, originaria delle Filippine ma residente da anni a Biella, pensa che la causa del decesso sia stato un aneurisma non diagnosticato e per questo ha deciso di presentare denuncia. La cartella clinica della donna è ora all’attenzione della procura di Biella: sarà necessario stabilire se la diagnosi tardiva della patologia che l’ha uccisa abbia avuto un ruolo determinante nel decesso.
A ricostruire come sarebbero andate le cose sono i familiari della donna, assistiti dall’avvocato Nicola Bonino: i primi sintomi – forti dolori a testa e collo, vertigini e difficoltà a mantenere l’equilibrio – erano comparsi il 18 settembre scorso. In quella occasione la signora era andata per la prima volta al pronto soccorso insieme al marito. I medici le avrebbero fatto una radiografia, risultata negativa, e avrebbero attribuito i disturbi a una cervicalgia. A quel punto la donna era stata dimessa con la prescrizione di antidolorifici.
Solo due giorni dopo, il 20 settembre 2025, uno dei figli ha chiamato l’ambulanza dopo aver trovato la madre priva di sensi nella doccia. All’arrivo dei soccorsi la donna presentava anche problemi nel parlare e movimenti difficoltosi. Ma anche in questo caso era stata dimessa con la stessa indicazione terapeutica.
Al terzo accesso in ospedale, il 22 settembre, gli accertamenti avrebbero evidenziato una patologia aneurismatica cerebrale. La signora è stata a quel punto trasferita d’urgenza all’ospedale di Novara per un intervento neurochirurgico che purtroppo non l’ha salvata. È morta il 30 settembre a causa di un’ischemia cerebrale provocata da vasospasmo.
La famiglia della donna, che ha presentato querela e richiesto un risarcimento danni, ipotizza una responsabilità per imperizia, negligenza e imprudenza del personale sanitario, con particolare riferimento alla mancata diagnosi della patologia neurologica. I loro consulenti sostengono che se la patologia fosse stata individuata già durante il primo accesso al pronto soccorso i medici avrebbero potuto intervenire prima aumentando significativamente le possibilità di sopravvivenza.