Avvelenate a Pietracatella, piante di ricina trovate vicino al paese: il killer non sarebbe andato lontano
Per trovare la ricina usata per avvelenare Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita nel dicembre scorso, secondo gli investigatori, il killer non ha dovuto andare troppo lontano. Tra Riccia e le sponde del lao di Occhitto, infatti, gli agenti della squadra mobile di Campobasso avrebbero trovato diverse piante di ricina piene di semi. I mesi da agosto ad ottobre sono proprio quelli della formazione dei semi nelle capsule da cui potrebbe essere stata estratta la ricina, lavorata in modo artigianale.
Mentre vanno avanti gli accertamenti informatici, con il secondo sequestro di computer conclusosi proprio ieri nel liceo Scientifico Pagano, frequentato da Sara e dalla sorella Alice prima della tragedia, gli inquirenti stanno cercando piste alternative per un eventuale acquisto del veleno usato per uccidere mamma e figlia. La Procuratrice di Larino ha escluso la tesi secondo la quale Gianni Di Vita, marito e padre delle due donne, potrebbe essere stato il vero destinatario della cena avvelenata.
L'inchiesta sta intrecciando le chat di Di Ielsi con i verbali degli oltre 200 testimoni sentiti in questi mesi per rimettere a posto i pezzi del puzzle. Secondo chi indaga, l'obiettivo del piano criminale sarebbe stata proprio la moglie di Di Vita, ma il movente continua a non essere chiaro. L'inchiesta vira sulla pista della gelosia, con l'ipotesi che amicizie femminili di vecchia data potessero vedere in Antonella Di Ielsi una nemica da eliminare.
Mentre si cerca di ricostruire "alla vecchia maniera" anche il movente dietro le azioni del killer, che con tutte le probabilità è anche il sedicente scrittore che nei mesi scorsi chiedeva su Reddit come uccidere il personaggio di un libro con la ricina, salta all'occhio la mancanza tra i dispositivi passati al setaccio del cellulare di Gianni Di Vita. La Procura finora ha ritenuto che non fosse necessario fare la copia forense del dispositivo dell'ex sindaco di Pietracatella.
Per chi indaga, però, è nel triangolo tra Pietracatella, Riccia e Casacalenda la "soluzione" del giallo. Mentre si cerca conferma di una traccia digitale, gli inquirenti cercano di incrociarla con quella scientifica corrispondente alla raccolta della ricina nei campi del circondario, lavorata poi artigianalmente con altre sostanze, quali solfato di ammonio, di sodio ed esano.
Secondo quanto emerso dalle indagini, l'insegnante di matematica amica di Gianni Di Vita, docente del liceo scientifico nel quale sono stati effettuati i sequestri di almeno 21 pc, sarebbe un'esperta informatica e cinque anni fa è stata supervisore del servizio di formazione del liceo.