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Arresto Zaky, il legale: “Si trova in condizioni migliori, ha dei libri e meno compagni di cella”

Gli ultimi aggiornamenti sul caso di Patrick George Zaky. Il ricercatore di 27 anni si trova ancora in carcere, e ieri ha ricevuto la visita della sua famiglia: “Ora le condizioni detentive sono migliori”, ha detto il suo legale all’Ansa, sottolineando che la visita è stata concessa in via “straordinaria”, perché “Patrick è sempre stato disciplinato”.
A cura di Annalisa Cangemi
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Le condizioni della detenzione del giovane ricercatore egiziano, Patrick George Zaky, studente dell'Alma Mater di Bologna, arrestato nel suo Paese per propaganda sovversiva, sarebbero "migliorate", stando a quanto riferito da uno dei suoi due avvocati, Walid Hassan.

Il giovane 27enne, arrestato lo scorso 8 febbraio al suo arrivo in Egitto, dove si era recato per andare a trovare i suoi parenti, ha ricevuto ieri in carcere a Mansura, la sua città sul delta del Nilo, la visita della sua famiglia. Lo scorso 22 febbraio la procura di Mansura ha deciso di prolungargli la custodia cautelare per altri 15 giorni.

"Ora le condizioni detentive sono migliori", ha detto il legale all'Ansa, sottolineando che la visita è stata concessa in via "straordinaria" venendo incontro a una richiesta accolta, anche perché "Patrick è sempre stato disciplinato". L'autorizzazione era stata concessa a padre, madre e sorella, ma in carcere si sono recati solo i due genitori che gli hanno "procurato libri", ha riferito Hassan. L'incontro è avvenuto "in privato, lontano da altri detenuti". La concessione fatta dal Procuratore di Mansura è considerabile eccezionale, dato che normalmente i detenuti appena trasferiti devono attendere almeno 11 giorni prima di ricevere visite.

La visita dei genitori di Zaky in cella

Patrick era stato trasferito dalla cella di sicurezza di un commissariato a una prigione di Mansura il 24 febbraio, lunedì scorso, su richiesta della difesa "dato che si lamentava che altri prigionieri fumavano e che i compagni di cella erano numerosi", ha ricordato il legale senza poter fornire un numero preciso su quante fossero le persone stipate nella cella. Dopo la lamentela, "il direttore della prigione del commissariato ha compiuto una visita e chiesto di ridurre il numero dei detenuti, ma invero questo dipende dagli arresti nel perimetro del commissariato stesso", ha detto ancora Hassan.

Patrick "ora è in una cella con altri detenuti", ha riferito limitandosi a rispondere "non molti" alla domanda su quanti siano. Ci sono anche "criminali comuni dato che Patrick non è stato catalogato come ‘politico': non c'è un verdetto, è normale", ha detto Hassan.

"La famiglia ha il diritto di fargli arrivare cibo quotidianamente e di compiere due visite a settimana come da regolamento della prigione", ha riferito l'avvocato, ricordando di essere l'unico, assieme alla legale dell'ong per cui lavorava il giovane (Hoda Nasrallah dell'Eipr), a poterlo rappresentare. "Tutte le sue richieste vengono accolte", ha sostenuto Hassan affermando di non sapere nulla a proposito di un'infezione a occhio di cui invece era stato scritto sui media, perché i familiari del ragazzo non ne hanno fatto menzione. "Se fosse vero lo avrebbero ricoverato dato che si tratterebbe di un grande responsabilità per la prigione", ha aggiunto, ricordando che i capelli gli sono stati tagliati "come a tutti i detenuti secondo le norme, per motivi igienici in quanto erano lunghi".

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