Arrestato per omicidio 2 anni dopo la morte della moglie: ricerche web, finta mail all’amante e la polizza da 100mila euro
Ricerche online sull’ipoglicemia grave settimane prima dei sintomi accusati dalla moglie, una finta mail a nome della donna per l’amante, il cadavere fatto cremare in fretta e furia l’incasso della polizza da 100mila euro sulla vita della consorte, sono solo alcuni degli elemini a carico di da Nadir Rossi, l’infermiere veneto arrestato ieri per omicidio a due anni dalla morte apparentemente inspiegabile della 32enne Jessica Dalla Chiara, sua consorte e madre di sua figlia.
Le ricerche online sugli "Angeli della morte" in corsia
Come accertato dagli inquirenti in base a cronologia delle ricerche internet effettuate su telefonino e altri dispositivi sequestrati, l’uomo aveva effettuato online ricerche mirate sui sintomi dell’ipoglicemia grave e sulla diagnosi differenziale dell’iperinsulinismo già a partire dall’aprile 2024, cioè diverse settimane prima che la moglie manifestasse i primi malesseri che poi l’hanno portata a un mese di ricovero in spedale. Non solo, dalle ricerche è emerso che a pochi giorni dalla morte della donna, ha visualizzato un saggio di medicina legale dal titolo “The Angels of Death. L’ipoglicemia come strumento di morte”, incentrato su omicidi commessi da personale sanitario attraverso l’uso di farmaci ipoglicemizzanti. Infine avrebbe consultato quali fossero le metodiche tossicologiche forensi per il rilevamento di overdose da insulina.
I depistaggi: dal cadavere cremato all'email all'amante
Agli atti anche quelli che vengono definiti tentativi di depistaggio da parte dell’uomo tra cui un presunto tentativo di suicido che per l’accusa era solo simulato. Tra le altre cose a carico dell’uomo, ora in cella, una email all’amante che per gli inquirenti aveva scritto lui attribuendola fittiziamente alla moglie. Nel testo infatti Jessica Dalla Chiara esprimeva comprensione e approvazione per la relazione extraconiugale clandestina che il marito intratteneva da mesi con l’altra donna con la quale lui progettava una imminente convivenza.
Per gli inquirenti è un altro indizio che l'uomo aveva organizzato tutto premeditando l’omicidio e provando ad assassinare la compagna più volte iniettandole insulina. Nel fascicolo anche alcuni messaggi a un amico che per la Procura sarebbero ulteriore sintomo di premeditazione. “Jessica sapeva tutto, sapeva che sarebbe morta. Aveva sta modifica dell’insulina, sapeva tutto, non ha voluto farmi accedere agli esami” aveva detto lui ma gli esami post mortem in ospedale avevano poi smentito tutto stabilendo che i ripetuti episodi di ipoglicemia non erano riconducibili a cause naturali ma a fattori esterni provocati da somministrazioni non terapeutiche di insulina.
Sotto la lente degli inquirenti anche la “falsa attestazione” per la cremazione del corpo della donna che avrebbe indotto in errore l’ufficiale dello stato civile di Bussolengo. Per l’accusa infatti era un modo per evitare altri accertamenti post mortem e a eludere le indagini. Infine un’altra falsa attestazione, questa volta per la compagnia di assicurazione, in cui l’indagato aveva riferito che la moglie era morta in un incidente per poter incassare la polizza pari a 100mila euro sulla vita che la moglie aveva sottoscritto due anni prima.
Il finto tentativo di suicidio
Per gli inquirenti sarebbe tutto frutto di uno “spietato piano criminoso” da parte di un uomo che ava una “tendenza alla manipolazione e alla vittimizzazione”. In questo contesto si collocherebbe anche il tentativo di suicidio messo in atto dopo le prime indagini a suo carico nel novembre 2025. Dopo aver ribatto fiale di un farmaco a base di fentanyl e 10 fiale di morfina dall’ospedale dove lavorava, vene invenuto esanime dai colleghi con un’ago-cannula ancora inserita nel braccio. L’uomo aveva lasciato anche diverse lettere d’addio e di accuse di “persecuzione giudiziaria” ma la consulenza tossicologica e medico-legale disposta dalla Procura ha rivelato che le concentrazioni non erano letali.
L’uomo sarà interrogato lunedì mattina dal Gip nel carcere di Verona dove è rinchiuso in custodia cautelare. Deve rispondere dei reati di omicidio, tentato omicidio, occultamento di cadavere e peculato. "Il nostro assistito avrà modo di esercitare pienamente il proprio diritto di difesa nelle sedi opportune, nel rispetto della gravità e della delicatezza della vicenda" ha affermato il suo legale, aggiungendo: “In questo momento la priorità assoluta è garantire la tutela e la serenità del minore, che deve essere preservato da qualsiasi esposizione mediatica o strumentalizzazione, nel rispetto della sua riservatezza e del suo benessere".