Antonella Lopez, uccisa per errore in un agguato a Molfetta: “Finita in una violenza che non le apparteneva”

Antonella Lopez aveva solo 19 anni quando nella notte tra il 21 e il 22 settembre 2024 è stata uccisa per errore all’interno della discoteca Bahia di Molfetta, in provincia di Bari.
A sparare il colpo di pistola che l'ha raggiunta e le ha tolto la vita è stato il 22enne reo confesso Michele Lavopa, condannato in primo grado a 18 anni e 8 mesi di reclusione all'inizio del mese di febbraio.
Quattro anni e sei mesi per la detenzione di due pistola invece per Eugenio Palermiti, il 21enne nipote dell’omonimo capoclan del quartiere Japigia, ritenuto il vero bersaglio dell’agguato, che quella sera, secondo quanto ricostruito dalla Dda di Bari, sarebbe stato armato.
Nei confronti di entrambi il giudice ha riconosciuto l'aggravante del metodo mafioso. In occasione della Giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie, che ricorre il 21 marzo, Fanpage.it ha intervistato l'avvocato Nicola Pasculli, legale della mamma della 19enne, Porzia.
"Antonella si è trovata nel luogo sbagliato al momento sbagliato. È uscita di casa per trascorrere una serata come tutte le altre che si è trasformata in tragedia. Lei non aveva davvero nulla a che fare con certi ambienti".

All' avvocato Pasculli chiediamo di raccontarci chi era Antonella. "La mamma me ne ha sempre parlato come di una splendida ragazza che amava la vita, lo shopping e il suo lavoro da barista. Una ragazza solare, con un cuore grande, che non vedeva l’ora di veder nascere la sua sorellina e che custodiva un sogno concreto, fatto di sacrifici e ambizione: aprire un bar tutto suo".
"Proprio nei suoi ultimi giorni Antonella stava progettando di chiedere un prestito per trasformare quel desiderio in realtà. – prosegue il legale – Quel sogno si è spezzato bruscamente durante una serata come tante, finendo nel mirino di una violenza che non le apparteneva".
Pochi anni fa, nel settembre 2021, anche lo zio della 19enne, Ivan Lopez, era stato ucciso in un agguato. C’è un’immagine di Antonella Lopez che resta impressa più delle sentenze e delle cronache giudiziarie: aveva lo sguardo della madre. "Per la signora Porzia, il colpo psicologico è stato devastante: un trauma che travalica il dolore personale per diventare una profonda ingiustizia esistenziale".

La sentenza di primo grado di un mese fa per il legale e per la famiglia di Antonella "rappresenta un passaggio rilevante sul piano della giustizia, della legalità e del riconoscimento delle responsabilità per un delitto di inaudita gravità, maturato in un contesto di violenza mafiosa che ha spezzato una giovane vita innocente".
"La madre di Antonella tuttavia ha sottolineato che nessuna sentenza, per quanto severa, potrà mai restituirle la figlia né colmare il vuoto lasciato dalla sua perdita e cancellare il dolore che porta con sé ogni giorno da quando le è stata strappata: il dolore di una madre resta intatto e permanente, oltre ogni esito processuale".
La signora Lopez ha anche voluto ringraziare quanti, in questi anni, hanno manifestato vicinanza e rispetto, e "ha rinnovato il suo impegno morale affinché tragedie come questa non vengano mai considerate un prezzo accettabile da pagare", dice ancora il legale.
“Mia figlia non tornerà, – il commento della donna dopo aver appreso la decisione del tribunale – ma il suo nome e la sua storia meritano giustizia e rispetto”.