È rimasta rimasta paralizzata nel giro di una notte, è finita in coma, nessuno dei medici che l’aveva in cura pensava si potesse riprendere. Invece Annie, 34 anni appena compiuti di Venezia, si è rialzata, ha ricominciato a muovere i primi passi ed ora è tornata a fare la mamma a tempo pieno. “L’ho fatto per mia figlia. Quando mi davano per spacciata pensavo solo alla mia bambina”, ha detto a Fanpage.it raccontando la sua storia di coraggio e la malattia che l’ha colpita, la sindrome di Guillain-Barré, difficile da diagnosticare ma non così rara come si pensi.

Tutto è cominciato il 26 luglio 2018, una data che Annie non dimentica facilmente. “In quel periodo avevo sempre qualche linea di febbre e mi sentivo molto stanca – ha detto – ma non avevo dato molto peso a quei sintomi. Poi, anche spinta dai miei colleghi di lavoro, sono andata in ospedale a Dolo dove mi hanno trovato valori del fegato completamente alterati. Tuttavia, nessuno riusciva a capire cosa avessi. C’era chi pensava fosse epatite, altri addirittura sostenevano che avessi l’Aids”. Intanto le sue condizioni peggioravano sempre di più. “Sentivo un bruciore lungo tutto il corpo, avevo forti mal di testa e notavo che la mia gamba destra aveva cominciato a cedere. Mi hanno trasferito a Mirano, avevano pensato persino di ricoverarmi in psichiatria per i dolori atroci che avevo, finché poi non mi hanno fatto degli esami specifici che hanno confermato la diagnosi di di Guillain-Barré”.

Questa patologia è in genere dovuta a una lesione acuta del nervo che il più delle volte è a sua volta dovuta a una demielinizzazione, cioè la perdita di guaine che rivestono le cellule nervose, anche se la sua causa ancora non è stata riconosciuta. “La sindrome di Guillain-Barré porta alla paralisi, cosa che è successa anche a me nel giro di una notte – ha continuato Annie -. Non riuscivo più a respirare. Mi hanno trasferita in rianimazione e mi hanno intubata. C'è stata anche una complicanza, perché ho sviluppato una broncopolmonite. Mi hanno trasferito a Mestre e posso dire di essere viva per miracolo, mi hanno rianimato per 4 ore e mi hanno tenuto in coma farmacologico per un mese. Da lì pian piano mi sono ripresa, mi hanno svegliata. Era fine settembre. Sono stata in isolamento perché avevo le difese immunitarie praticamente sotto zero. A dicembre mi hanno mandato a Vicenza, dove ho fatto riabilitazione e ho ricominciato a fare i primi passi”.

A febbraio 2019 Annie è tornata a casa dalla sua bambina di 5 anni e ha ripreso lentamente la sua vita. “Ancora adesso sono debole e ho il fiato corto ma sono ancora qui – ha concluso -. Mi avevano detto che se mi fossi risvegliata dal coma sarei rimasta come un vegetale o paralizzata, e invece sono rinata. Ci possono essere ricadute, ho la paura che possa risuccedere. Bisogna essere positivi, anche quando non riuscivo a respirare non ho mai pianto e ho affrontato tutto col sorriso sulle labbra. Bisogna credere in se stessi, mi dicevano che non avrei più camminato ma io mi sono rimessa in piedi per mia figlia. Ci vuole tanta forza di volontà, la mente è l’arma più potente che ci sia”.