Angelo, ex operaio di 64 anni: “Licenziato via mail, presto sarò senza disoccupazione né pensione. Come sopravvivo?”
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"Dopo aver lavorato per una vita come operaio ed essere stato licenziato via mail nel 2021 ora sto percependo l'assegno di disoccupazione, che scadrà però ad aprile 2027. Poi sarò senza reddito, perché potrò andare in pensione solo nel 2029. Ora ho 64 anni e nessuno mi vuole assumere. Come potrò guadagnarmi da vivere per oltre due anni?". A parlare, in una lunga intervista a Fanpage.it, è Angelo Nappo, ex operaio metalmeccanico della GKN di Campi Bisenzio. Il suo è un dramma più comunque di quanto si pensi, quello di chi si ritrova improvvisamente espulso dal mondo produttivo dopo decenni di sacrifici, precipitando in un "limbo" economico che non offre vie d'uscita. Angelo, infatti, per il mondo del lavoro è "troppo anziano" per essere assunto e "troppo giovane" per andare in pensione.
Dagli studi a Napoli al posto fisso in Toscana
La vita professionale di Angelo inizia in salita, segnata da un lutto improvviso che ne stravolge i piani. Nato a Napoli nel febbraio del 1962, il suo destino sembra essere quello dello studio. "Mi ero diplomato regolarmente al liceo scientifico e mi iscrissi all'università, ma purtroppo nel 1986 il mio papà morì per gli effetti della strage di Chernobyl e dovetti andare a lavorare", ricorda. Abbandonati i libri, Angelo si scontra subito con le difficoltà del mercato del lavoro meridionale e inizia a lavorare a nero in una concessionaria d'auto.
La svolta arriva grazie al consiglio di un parente. "Mio cugino mi disse: ‘Senti, qua in Toscana ci sono parecchie opportunità, perché non vieni qua a fare dei colloqui? Prato diventerà fra poco provincia". Angelo accetta la proposta e nel 1997 si trasferisce. All'inizio lavora nel Comune, poi arriva l'occasione decisiva. "Nel 2000 andai a fare un colloquio presso la GKN, ovvero la ex Fiat di Novoli", racconta, ripercorrendo la storia dell'impianto che produceva componentistica per l'auto. Dopo l'esternalizzazione da parte di Fiat, un gruppo inglese rilevò la produzione trasferendola a Campi Bisenzio. Angelo così entra in fabbrica: "Iniziai ad aprile del 2000, mi fecero un contratto prima di un mese, poi una settimana, e poi divenni fisso dal 2002 con contratto a tempo indeterminato". Con il tanto desiderato "posto fisso", smette di fare il pendolare settimanale, porta la famiglia in Toscana e nel 2004 iscrive il figlio alle scuole elementari del posto.
La lunga esperienza da operaio GKN
Quelli in GKN sono anni di duro lavoro ma di soddisfazioni professionali. La fabbrica è un'eccellenza che produce differenziali per l'industria dell'automobile. "Il 75% della nostra lavorazione era per Fiat", ricorda Angelo, "però avevamo commissioni anche da BMW, Audi e Renault". Grazie a una forte sindacalizzazione (FIOM), prosegue Angelo, "quando fu cambiato l'articolo 18 da parte del governo Renzi, la nostra azienda in Toscana fu tra le uniche che decise di non attuare i licenziamenti senza giusta causa".
Tuttavia, le dinamiche della finanza globale si abbattono presto sugli operai e già prima del Covid si avvertono i segnali di una forte crisi del settore auto. "Nel 2016 GKN diventò di proprietà di Melrose, un enorme gruppo finanziario", spiega l'ex operaio. Da quel momento inizia l'instabilità, con l'azienda che cambia svariati amministratori delegati fino ad arrivare alla fatidica estate del 2021. Il 30 giugno scade il blocco dei licenziamenti imposto per l'emergenza pandemica e pochi giorni dopo si consuma il dramma: 422 dipendenti vengono licenziati tramite e-mail e messaggi WhatsApp. Racconta Angelo: "La mattina del 9 luglio ero in macchina con mio figlio quando ricevo una mail di un collega del sindacato. Dice: ‘Correte tutti davanti al cancello, la GKN è stata occupata da bodyguard'". L'azienda aveva appena comunicato il licenziamento collettivo per via telematica adducendo alla crisi produttiva del settore auto.
Dal presidio permanente alle false promesse di QF
Inizia così una lunga battaglia sindacale e legale. Gli operai contestano l'articolo 18 della legge sui licenziamenti e vincono una prima importante battaglia: il giudice del lavoro stabilisce che si tratta di un atteggiamento antisindacale, obbligando l'azienda a pagare i regolari stipendi dal 9 luglio al 31 dicembre. Ma la multinazionale, ormai decisa a smantellare, cerca una via d'uscita.
Compare sulla scena una nuova figura, un advisor, Francesco Borgomeo, che promette di salvare lo stabilimento convertendolo verso l'economia circolare e rilevando l'attività per "la modica cifra di un euro", ribattezzando la fabbrica QF, acronimo di "Fiducia nel futuro della fabbrica di Firenze". Sembra l'alba di una risoluzione, ma si rivela l'ennesima illusione. Da maggio 2022 scatta la cassa integrazione. Il progetto industriale non decolla mai, e la situazione economica dei lavoratori precipita inesorabilmente, portandoli a rimanere completamente "senza reddito per tutto il 2024", racconta Angelo.
Il "limbo" della Naspi e lo spettro dei 67 anni
Stremati da una vertenza infinita e spinti dalla necessità di sopravvivere, Angelo e i suoi colleghi accettano infine il licenziamento e l'ingresso in Naspi. Ma è qui che inizia l'angoscia più profonda, perché quell'assegno di disoccupazione scadrà il prossim aprile, quando l'ex operaio avrà 65 anni. Si aprirà un voragine temporale, un "buco" di due anni esatti prima di raggiungere il compimento del sessantasettesimo anno di età (febbraio 2029) e i successivi tre mesi di finestra per l'erogazione della pensione. Due anni senza stipendio e senza pensione, quindi senza un reddito.
La ricerca di una nuova occupazione si scontra con il muro dell'età. "Quando vado a cercare lavoro nelle agenzie interinali tutti mi dicono ‘ma come lei cerca lavoro a 64 a 65 anni?'", racconta con amarezza. "Io rispondo: ‘Scusatemi, ma senza un lavoro come sopravvivo?'". Lavorare a nero per Angelo non è un'opzione, non solo per una questione morale ma anche per i rischi legali enormi. "Mi sono trovato costretto a farmi aiutare da mio figlio che per fortuna ha un lavoro: ho un mutuo da pagare, le spese correnti…".
Quella di Angelo è la storia di un cortocircuito perfetto in un sistema che crea esodati, persone considerate troppo vecchie per lavorare ma troppo giovani per la pensione. "Sono un uomo che ha speso un'intera vita in fabbrica e si ritrova a 64 anni costretto a chiedere aiuto a mio figlio e mi domando: come faò a sopravvivere da aprile 2027 in poi"".