È uno dei casi più cruenti di femminicidio del 2017 quello di Maria Archetta Mennella, Mariarca per tutti, uccisa dalle coltellate dell'ex a Venezia, dove era andata a rifarsi una vita a migliaia di chilometri da quella vecchia. Il caso della giovane mamma di Torre del Greco è anche al centro della prima puntata dell'edizione 2019 di ‘Amore Criminale', il programma dedicato ai casi di violenza di genere, in onda domenica 3 marzo (alle 21:20) su Rai Tre.

Una storia del Sud

La storia inizia proprio a Torre Del Greco, in provincia di Napoli. Mariarca è una dei sette figli di una bella famiglia torrese, cinque sorelle e un fratello, si è diplomata in ragioneria e dopo la maturità ha cominciato subito a lavorare come commessa in vari esercizi commerciali della zona, compreso l'outlet ‘La Reggia' di Marcianise, vero polo attrattivo della provincia napoletana, cittadella dello shopping cosiddetto ‘di marca'. Giovanissima, sposa il fidanzato Antonio Ascione, originario di Ercolano, di alcuni anni più vecchio di lei, di professione pizzaiolo. La loro storia comincia come una bella favola e a coronarla arrivano due bei bambini, una femminuccia e un maschietto. Mariarca crede in quell'amore, ma giorno dopo giorno ne coglie sempre di più le sfumature di possesso, di controllo, fino a quando non realizza che non è la vita che vuole quella accanto a un uomo geloso e così dice basta. Da donna indipendente quale è trova subito un lavoro che possa darle da vivere, ma stavolta il caso la porta in provincia di Venezia, dove si impiega come commessa in un negozio del centro commerciale di Venezia.

La separazione

A separarla dalla famiglia che l'ha sempre amata e dalla sua vecchia casa ci sono quasi 800 chilometri, un solco sterminato che separa anche la vecchia Mariarca da quella nuova, una donna di 38 anni padrona di se stessa e delle proprie scelte. Antonio, intanto fa il pizzaiolo a Jesolo, sempre in provincia di Venezia, da dove continua a esercitare il suo controllo sull'ex moglie. La separazione, infatti, non gli è mai andata giù e Antonio pretende di continuare, come aveva fatto anche nel loro matrimonio, ad avere ‘l'ultima parola' sulle decisioni di Mariarca, Non si limita a questo: la minaccia, le fa pressioni per tornare con lei, limita la sua libertà tanto che solo pochi giorni prima di quella fatale mattina Mariarca scrive su FB:

Mi fanno paura gli uomini che non capiscono che amare una donna vuol dire amare la sua libertà

Il delitto

Siamo a luglio 2017 quando, dopo aver lasciato i bambini dai nonni materni per una breve vacanza estiva, Mariarca decide di concedere una tregua al marito e riflettere sulla loro storia. Lui è ospite a casa di lei, nel piccolo appartamento a Musile del Piave quando, senza aver mai rinunciato a controllare ostinatamente la moglie, scopre sul suo cellulare dei messaggi romantici con un nuovo partner. Che cosa accada nella mente di Ascione tra quella scoperta e la chiamata ai Carabinieri, non è dato sapere. La mattina del 23 luglio, alle 7 del mattino, pochi istanti dopo che la madre dei suoi figli ha aperto gli occhi la trafigge violentemente con cinque coltellate. In mano ha un coltello preso dalla cucina, nel cuore, un odio incontenibile. Sarà lui stesso a consegnarsi alle autorità: "L'ho uccisa io, venite qui".

Il dolore dei figli

Torre Del Greco si sveglia nell'orrore di un delitto che ha portato via una figlia, una sorella, una madre. Si celebrano proprio al paese natale, alla presenza di migliaia di persone, nella basilica di Santa Croce i funerali della povera Mariarca. Non ci sono parole per il dolore di Assia e Salvatore, i figli di 15 e 9 anni della coppia, che si stringono alle zie materne. "I miei due amori" era il tenero messaggio scritto dalla piccola Assia su Facebook accanto a una foto dei suoi genitori. Un'immagine che suo padre ha mandato in frantumi con cinque fendenti.

Il processo

Ascione viene giudicato con rito abbreviato. Per lui l'accusa chiede il massimo della pena per il reati di omicidio volontario aggravato da premeditazione, futili motivi, vincolo di parentela e minorata difesa e di minacce, ma il giudice lo condanna in primo grado, a vent'anni di carcere. Non gli viene riconosciuta, infatti, l'aggravante della premeditazione. Secondo il giudice Ascione avrebbe agito d'impulso sulla spinta della rabbia per quei messaggi letti sul cellulare dell'ex moglie. Oggi, dopo due anni dai fatti l'avvocato di Ascione ha presentato ricorso in appello contro tale sentenza. "Quale appello – ha commentato in questi giorni, Assunta, la sorella di Mariarca a cui sono stati affidati i figli – per lui ci vorrebbe la pena di morte".