Jamil Shaliwal, afgano di 24 anni,  è stato condannato a sei anni e sei mesi di carcere per aver venduto eroina gialla alla sedicenne Alice Bors, e averne di conseguenza causato la morte per overdose in un bagno della stazione di Udine il 3 ottobre del 2018. A decidere la condanna è stato il collegio giudicante presieduto da Paolo Alessio Vernì, che ha in questo modo accolto la richiesta del pubblico ministero Andrea Gondolo.

A sostegno della tesi accusatoria il pubblico ministero ha presentato una ricostruzione meticolosa degli ultimi due giorni di vita di Alice  tramite i suoi whatsapp e i tabulati telefonici. Fondamentale per la ricostruzione dei fatti avvenuti in stazione e per l'individuazione di Shaliwal è stato il materiale video di una settantina di telecamere di sorveglianza della zona della stazione, analizzato scrupolosamente dalla polizia. Il Pm ha anche sottolineato come, a differenza di un altro pusher che si era rifiutato di vendere l'eroina gialla ai due adolescenti perché temeva ne facessero un uso endovenoso, l'imputato non si era preoccupato della potenza e pericolosità della sostanza che spacciava.

Per il legale di Shaliwal, Giovanni De Nardo, il giovane amico di Alice Bros, che all'epoca non aveva ancora compiuto 16 anni ed era con lei il 3 ottobre nel bagno della stazione, non è un testimone attendibile, nonostante sia il teste chiave dell'accusa. I due, ha proseguito la difesa, malgrado la giovanissima età erano a conoscenza della pericolosità della sostanza che stavano assumendo e dai filmati prodotti non vi è evidenza che l'afgano, per altro tossicodipendente, avesse venduto l'eroina gialla al ragazzo che secondo De Nardo aveva iniettato la sostanza in vena ad Alice.