Alessandra Ollari morta a Parma, chiesta l’archiviazione: “È stata uccisa, ma non possiamo trovare colpevoli”

È stata firmata la richiesta di archiviazione dell'inchiesta sulla morte di Alessandra Ollari, 53 anni, scomparsa a Parma il 29 giugno del 2023 dopo essere uscita di casa e non aver fatto più ritorno. La donna è stata trovata morta solo sette mesi dopo la denuncia del compagno, Ermete Piroli: il pomeriggio del 2 febbraio del 2024 il corpo è stato rinvenuto tra i cespugli di via Sidoli, a un paio di chilometri dalla casa dove la donna viveva. A imbattersi nel cadavere è stato un passante con il cane.
Un altro uomo aveva notato quella sagoma giorni prima, ma sentito dalle autorità aveva detto di averla scambiata per un manichino abbandonato tra i rovi. Le indagini hanno imboccato prima la pista del suicidio, legata a una presunta depressione dopo la scoperta di un tradimento del compagno, e poi quella dell'omicidio, anche se non è mai stato individuato un sospettato.

Secondo il procuratore, l'archiviazione è giustificata dal fatto che mancherebbe, secondo quanto si legge nel provvedimento, qualsiasi elemento per attribuire il crimine a uno specifico soggetto. L'unica certezza, però, è che Ollari sia stata uccisa. Per dirlo, chi indaga ha fatto riferimento a più di una singolarità. La prima riguarda le scarpe Nike prive di lacci e posate una accanto all'altra poco distante dal corpo di Ollari, mentre la cintura è stata rinvenuta su un tronco poco distante. Se sia stata Alessandra a disporre gli oggetti così o qualcun altro, è una domanda senza risposta.
Attorno al corpo poi erano sparsi oggetti provenienti dalla spesa che aveva detto al compagno di dover fare prima di sparire: un tubetto di dentifricio, carte fedeltà e un vasetto di maionese infilato nell'incavo di un tronco. Gli inquirenti hanno indagato anche su un contatto nel cellulare della donna, col nome "Satan daughter", ma non avrebbero trovato alcun riscontro utile. Nel portafogli sono inoltre stati trovati 68 euro e questo dettaglio ha permesso di escludere l'ipotesi della rapina
La prima autopsia non era riuscita a stabilire le cause della morte, ma la caparbietà del procuratore D'Avino e della pm Zannini ha permesso, anche grazie all'attività dell'antropologa forense Caccia e l'entomologa Bugelli, di accertare che a causare il decesso è stata la frattura dell'osso ioide, quello nella parte anteriore del collo che si spezza in caso di strangolamento.
D'Avino ha allora disposto un nuovo sopralluogo nella boscaglia per trovare il frammento di osso e repertarlo. L'analisi ha permesso di accertare la natura violenta della morte. Nuovi interrogatori e ulteriori accertamenti sui reperti sequestrati, tuttavia, non hanno portato ad altre novità. Il fascicolo non vede al momento un colpevole e nonostante questo, è stata chiesta l'archiviazione. D'Avino ha specificato comunque di "aver fatto tutto il necessario".