Dopo il caso di nave Alex e dopo ore di stallo, si conclude con il via libera all'attracco in porto e allo sbarco dei migranti anche la vicenda di nave Alan Kurdi, l'imbarcazione della ong Sea Eye che nelle scorse ore aveva salvato dal mare 65 persone che si trovavano su un barcone partito dalle coste africane e diretto verso l'Italia. "Ce l'abbiamo fatta! Nonostante la grande resistenza, è stata trovata una soluzione e i naufraghi vengono ora portati in un luogo sicuro" scrivono da Sea-eye. L'ok allo sbarco da parte delle autorità di Malta è arrivato dopo ore di tensione e continui appelli da parte dell'organizzazione umanitaria che lamentava diversi malori tra le persone a bordo in attesa in mare davanti all'Isola stato sotto il caldo. "Abbiamo urgente bisogno di assistenza medica e di un porto sicuro per tutti coloro che sono stati salvati a bordo per evitare il peggio" avevano avvertito poche ore prima dalla nave dando conto anche di tre evacuazioni a causa di emergenza medica.

Come è accaduto anche in passato, però, il via libera allo sbarco da parte di Malta è arrivato a una precisa condizione e cioè che tutti i migranti che metteranno piede a La Valletta saranno distribuiti in altri paesi dell'Unione Europea. Non solo, "come segno di riconoscimento per la buona volontà del Governo maltese,  Stati Ue accoglieranno anche metà dei 58 migranti soccorsi in un altro intervento dalle forze armate maltesi, caso avvenuto sotto la responsabilità delle autorità dell'isola" ha annunciato il premier locale Joseph Muscat.

Proprio all'Unione Europea si sono rivolti ora sia le autorità di Malta sia quelle italiane per mettere a punto un strategia comune nei casi dei migranti salvati in mare. Italia e Malta sono pronte a "cooperare fra loro" sulla questione migratoria, ma rimarcano la necessità di "assicurare un effettivo governo dei flussi migratori verso l`Europa" recita infatti un comunicato congiunto diffuso dalla Farnesina e dal Ministro degli esteri di La Valletta. Per i due Paesi l'Ue deve farsi carico di stabilire  "uno strutturato meccanismo permanente a livello di Unione Europea, che affronti l'insieme delle sensibili questioni che riguardano migrazioni e non si limiti unicamente alle sole procedure per il diritto di asilo".