Violenze della finale di Coppa Italia: Genny ‘a Carogna non risponde al gip

A cura di D. F.
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Gennaro De Tommaso ha deciso di non rispondere alle domande del giudice per le indagini preliminari Rosaria Monaco.

UPDATE – Gennaro De Tommaso, meglio noto come Genny ‘a Carogna, capo ultrà del Napoli finito agli arresti domiciliari nell'ambito delle indagini sulle violenze avvenute in occasione della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina, ha deciso di non parlare davanti al giudice per le indagini preliminari. L'atto istruttorio si è tenuto nel carcere di Regina Coeli davanti al gip Rosaria Monaco ed al pm Eugenio Albamonte. Il difensore di Genny ‘a Carogna, l'avvocato Giovanna Castellano non ha rilasciato alcuna dichiarazione. Come si ricorderà De Tommaso è stato ammanettato due giorni fa insieme ad altre quattro persone: ai cinque  vengono contestati, a vario titolo, i reati di concorso in resistenza a pubblico ufficiale ed altre “fattispecie” previste dalla normativa speciale sulle competizioni sportive. A Genny ‘a Carogna, inoltre, l'esposizione di striscioni e cartelli incitanti alla violenza o recanti ingiurie e minacce.

La vicenda delle violenze alla vigilia della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina durante la quale Ciro Esposito venne raggiunto da un proiettile sparato, presumibilmente, dall'ultrà romanista e militante di estrema destra Daniele De Santis si arricchisce di un nuovo capitolo. Dal capo di imputazione a carico di Ciro Esposito (morto, come si ricorderà, dopo un lungo periodo di coma), il fratello Alfonso Esposito e Gennaro Fioretti rivela che il coltello a serramanico rinvenuto sul luogo della rissa apparteneva proprio al gruppo di tifosi napoletani. Non solo: le ferite sul gluteo di Daniele De Santis, prodotte proprio da quelle coltellate e di cui si parla frequentemente nell'ultimo periodo, erano state già refertate dai medici del reparto clinico del carcere Regina Coeli di Roma. Il referto è dell'8 maggio, 5 giorni dopo il ferimento. La novità emerge nel giorno dell'i'ncidente probatorio su sulla maxi perizia del Racis sui fatti del 3 maggio

Proprio le ferite sul corpo di De Santis hanno spinto i suoi legali a invocare la strategia della "legittima difesa". Le “quattro ferite lineari di circa un centimetro ciascuna in sede paramediana gluteo-bilaterale” inferte all’ultrà durante la rissa non avrebbero però in alcun modo potuto metterne in pericolo la vita. Ma non solo: la perizia effettuata sulla pistola utilizzata da De Santis sancisce che l'arma era sporca di sangue e che le tracce rilevate (nebulizzate) sarebbero compatibili con una contemporanea perdita di sostanza ematica da una ferita appena provocata. Il contatto con l'arma, quindi, sarebbe stato precedente all'accoltellamento: secondo la Polizia la tesi della legittima difesa non avrebbe fondamento alcuno, anche perché le immagini girate da una telecamera dimostrano che l'assalto dei tifosi partenopei è avvenuto 6/7 secondi dopo il rumore degli spari.

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