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Abusi e mobbing nonostante la sclerosi multipla, il pm chiede archiviazione: “palpata sotto il seno non è molestia”

Per il pm la palpata sotto al seno “non è molestia” e per questo ha chiesto l’archiviazione di un caso di violenza sessuale e mobbing sul lavoro subito da Anna, lavoratrice in un lanificio del Biellese. La legale: “La mia assistita costretta a lavorare in piedi nonostante la diagnosi di sclerosi multipla”
Immagine di repertorio.
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Molestie sessuali, stalking, maltrattamenti e perfino turni di lavoro svolti in piedi nonostante la diagnosi di sclerosi multipla: è l'incubo vissuto da Anna, per 26 anni impiegata in un lanificio del Biellese. Con l'avvocata Cristina Morrone, la donna ha deciso di procedere per vie legali, annoverando tra le violenze sessuali subite anche un episodio in cui il datore di lavoro le avrebbe toccato il seno "o la zona appena sotto". Il Pubblico Ministero ha però chiesto l'archiviazione in data 12 dicembre 2025.

La difesa della lavoratrice si è opposta, sottolineando come si configurassero invece i reati di mobbing e di molestie sul posto di lavoro. Secondo il pm, infatti, non si configurerebbero i reati di maltrattamenti in famiglia: pur essendo riconosciuti i maltrattamenti in ambito lavorativo, per il pm non si può equiparare il luogo di lavoro all'ambiente familiare, neppure nel caso di un'azienda piccola nella quale la dipendente lavorava da 26 anni.

"La mia assistita – sottolinea a Fanpage.it l'avvocata Morrone – ha lavorato in un reparto con 10 dipendenti, per cui l'ambiente era comunque ridotto. Nel lanificio, i lavoratori erano 40″. Non è bastato però a far ravvisare al pm non solo la condotta dei maltrattamenti in famiglia (sebbene venga riconosciuto il mobbing, spesso ascritto a questo genere di reato) e neppure quella di violenza sessuale, subita dalla dipendente sul posto di lavoro.

In particolare si fa riferimento a due episodi: il primo riguarda un tentativo del datore di lavoro di palpare il sedere alla dipendente, mentre in una seconda occasione le avrebbe toccato il seno. In questo caso specifico, il pm sottolinea che "non è chiaro se sia stata palpato il seno o la porzione di pelle immediatamente sotto", definendola "non una molestia in senso stretto".

"Ad aggravare la situazione c'è anche la circostanza degli atti persecutori – ricorda la legale che assiste la signora Anna -. Un testimone ha raccontato di aver sentito un litigio tra la mia assistita e il datore di lavoro in cui lei chiedeva a quest'ultimo di non passare più volte sotto la sua abitazione o guardare i suoi panni stesi per commentare con gli altri dipendenti e capire cosa avesse fatto durante le ore non lavorative".

Anche dopo aver cambiato lavoro, la signora Anna ha dovuto fare i conti con uno stato di forte ansia e paura con una psicologa. L'ex dipendente ha inoltre dovuto chiudere i propri profili social per evitare che il datore di lavoro osservasse online la sua vita privata.

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