Enza Dell'Acqua è una giornalista. Giornalista del Quotidiano del Sud, "cronista locale" si direbbe con una certa sufficienza se non fosse che i giornalisti locali, qui da noi, sono gli uomini al fronte di una battaglia (quella contro le mafie) che ha bisogno di occhi aperti dappertutto. Enza Dell'Acqua è la stessa penna che portò all'attenzione della ribalta nazionale lo sfarzoso matrimonio in elicottero di Antonio Gallone, il trentunenne vicino ai potentissimi Mancuso, il clan di ‘ndrangheta che opera nel vibonese. Dopo quel fatto il sindaco Franco Pagano (indagato per abuso d'ufficio) fu costretto alle dimissioni e poco tempo dopo il Governo sciolse l'amministrazione comunale per infiltrazioni mafiose.

Una storia in cui la giornalista svolge il proprio mestiere con la schiena dritta, insomma, in un Paese in cui la ‘ndrangheta non ama essere troppo osservata. Ma qui c'è qualcosa di più grave: da lunedì in alcuni esercizi commerciali del paese si stanno raccogliendo delle firme per "zittire" la giornalista scomoda e l'iniziativa nasce da un'associazione ("Movimento 14 luglio") che accusa la Dell'Acqua di fare "cattiva informazione" su alcuni temi importanti della città. Sotto accusa (si fa per dire) ci sarebbero gli ultimi articoli dell'inviata del Quotidiano del Sud sul servizio idrico comunale (l'acqua a Nicotera non è potabile e sulla questione c'è già un'indagine della magistratura) ma basta curiosare (secondo quello che scrive Macrì su il Corriere della Sera qui) tra i nomi dei 40 promotori per ritrovare quello di Emanuele Mancuso (figlio del boss  "Luni" Mancuso, detto "u ngegneri") per capire che la delegittimazione segue un percorso ben preciso.

Emanuele Mancuso è lo stesso che qualche settimana fa fondò un gruppo su Facebook (“Al di sopra della Legge – Intoccabili autorizzati a delinquere”) che destò molto scalpore e che venne chiuso dal social network. Emanuele Mancuso, del resto, è lo stesso che finse (maluccio, a dire la verità) di fare il bravo figliolo responsabile (suo padre è latitante) in una lunga intervista rilasciata a Klaus Davi in cui si dichiarava non mafioso ma con nulla da rimproverare ai propri famigliari. È sempre il solito trucco: delegittimare con garbo come moda della mafiosità 2.0.

Così lei, Enza Dell'Acqua, si ritrova nella condizione di essere malvoluta non solo dai gruppi criminali di cui si occupa ma anche (e soprattutto) dalla parte onesta (ma ignorante) di una cittadinanza che si mostra miope e pericolosa. Lei, Enza, parla di "attacchi giunti dalla società sana e dalla Chiesa" che si aggiungono agli uomini vicini al clan. E questo rende il tutto ancora più insopportabile.

"Non ho paura della cattiveria dei malvagi ma del silenzio degli onesti" diceva Martin Luther King ma qui gli onesti addirittura ci hanno messo la firma. Sotto quelle dei cattivi.