"Cose da terzo mondo". Lavorare con turni sfiancanti fino a 50 ore per arginare il Coronavirus ma non avere fatto il test del tampone su di sé. Sono furiosi gli infermieri dell'Ospedale di Codogno, e ne hanno tutte le ragioni: tutti sottoposti a turni massacranti, ma pochi, pochissimi hanno potuto fare il test del tampone. Dai piani alti continuano a rinviare, per mancanza di tamponi. Già, perché a Codogno non sono finiti solo per gli abitanti  ma anche per chi, come loro, rischia quotidianamente il contagio. "Siamo nelle mani di nessuno" dice la nostra fonte interna, che vuole rimanere anonima, per non subire ritorsioni. Solo un delegato sindacale può parlare con la stampa, infermieri e operatori normali non ne hanno diritto, pena, provvedimenti disciplinari, anche gravi.

Qui di seguito la trascrizione di una registrazione esclusiva di Fanpage:

Noi operatori sanitari, soprattutto io e i miei colleghi, che siamo stati in contatto con i medici, di cui uno positivo al Coronavirus, ancora siamo in ballo per fare i tamponi. Oggi ci hanno chiamato per farli, poi ci hanno rimandato a casa, salvo poi richiamarci al lavoro, anche se non abbiamo ancora fatto il tampone. Siamo gestiti dal nulla, incompetenza totale, con rischi gravi per chi tra noi ha una famiglia. Oggi davanti a tutti noi in fila per fare il tampone, il direttore sanitario ci ha detto "state tranquilli, perché tutti quelli che sono stati a contatto con medici positivi sono risultati negativi"… Ma è pazzo? Loro sono risultati negativi! Loro! Ma noi che non abbiamo fatto ancora il test e continuiamo a lavorare?

Per un infermiere che non ha ancora fatto il tampone, come si decide se farlo lavorare o lasciarlo a casa? 

A decidere chi di noi può stare a casa e chi no è la Rad (Rapporto Accettazione Dimissione )… La RAD? Ma la RAD non è un medico! Fanno domande assurde, chiedono a quanti centimetri sei stato a contatto con la dottoressa risultata positiva e in base ai centimetri decidono il rischio e se mandarti a casa… Cose da terzo mondo, Burundi

E i colleghi del Pronto Soccorso e della rianimazione che sono stati a contatto diretto con il paziente infetto, almeno loro hanno fatto tutti  il test?

Molti stanno ancora aspettando di fare il test. Se poi vai là, fai la voce grossa e minacci di denunciare te lo fanno fare, ma è possibile arrivare a questo punto? Senza contare che tutti, presumo, siano a casa, con le loro famiglie vicine 24 ore

Quale sarebbe la soluzione?

Devono commissariare l'ospedale, ci vuole qualcuno che controlli i nostri dirigenti, perché non sono capaci. Non hanno gestito le priorità, dovevano essere tamponati e verificati tutti, subito.

E sì che l'ordinanza del Ministro della Salute girata dal Prefetto di Lodi su tutto il territorio del Lodigiano parla chiaro: "I lavoratori impiegati nei servizi essenziali sono ammessi al lavoro previa verifica quotidiana dello stato di salute, con riguardo ai sintomi e segni della COVID19 a cura dei datori di lavoro".

prefettura lodi ospedale