“Doveva essere solo un incontro su Grindr, alla fine hanno cercato di rubarmi la macchina”

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Mattia oggi ha 25 anni. Dopo la pubblicazione della puntata di Abisso “La rete che punisce e truffa gli omosessuali” ha deciso di scriverci per raccontarci la sua storia. Anche lui ha subito un tentativo di violenza dopo un incontro partito da Grindr.

Un match, qualche scambio, l’incontro. Le interazioni su Grindr sono veloci, soprattutto quando si parla di sesso occasionale. Se vuoi solo un incontro senza perdere troppo tempo in chat questa è un’app dove puoi trovarlo. Grindr è una piattaforma nata nel 2009 ed è dedicata al mondo LGBTQI+. Nel corso degli ultimi anni ha lavorato molto sulla sua immagine per mostrarsi come un’app sicura, un luogo protetto per una minoranza. Un esempio su tutti è quello delle Olimpiadi. Nelle ultime edizioni dei Giochi, Grindr ha sempre bloccato la localizzazione all’interno del Villaggio Olimpico. È una mossa fatta per tutelare gli atleti, così da evitare discriminazioni nei Paesi dove l’omosessualità viene considerata un reato o comunque può essere causa di discriminazione. Eppure dalle segnalazioni che ci stanno arrivando sembra che la situazione sia molto più complessa.

Tutto è partito da una storia. Il 27 luglio abbiamo pubblicato la puntata di Abisso dedicata agli attacchi su Grindr. Se siete abbonati a Fanpage.it la potete recuperare qui: La rete che punisce e truffa gli omosessuali. Dopo il nostro racconto sono arrivate nuove segnalazioni. Storie con dinamiche molto simili. Si fa un match, come in qualsiasi app, si decide un incontro, tutto velocemente, e poi l’incontro si trasforma subito in violenza. Qui le declinazioni cambiano. A volte parliamo di estorsione: alla fine dell’incontro vengono chiesti soldi. A volte di rapine, si rubano oggetti o contanti nella casa dove è stato organizzato l’incontro. In alcuni casi tornano anche gli stessi account: profili costruiti rubando foto ad altri o direttamente con l’intelligenza artificiale.

File 01 | La storia di Mattia, 25 anni

Mattia oggi ha 25 anni. Vive a Napoli. Anche la sua storia parte da un contatto conosciuto su Grindr. “È un’app che uso abbastanza spesso. Fino a quel momento mi ero anche trovato bene, nessuna esperienza negativa. Non avrei mai immaginato una cosa simile”. Mattia e il suo contatto cominciano a parlare sull’app. Decidono di vedersi. “Mi stava scrivendo verso sera, alle 11:00 mi manda una posizione da raggiungere. Ero a 20 minuti di macchina. Decido di andarci”. Il punto di ritrovo è su una strada secondaria. Mattia inizia a muoversi. I problemi arrivano dopo. “Mi ha chiesto di entrare nel cortile di casa sua. Io gli ho risposto di no, non mi fidavo e la zona era davvero isolata. A quel punto mi ha bloccato del tutto”.  Mattia prova a chiamarlo, ma non riceve risposta. I due non hanno nessun altro canale dove sentirsi. Non si sono scambiati i profili social, non hanno il numero di telefono. Si sono solo sentiti per una videocall, sempre su Grindr. Giusto per confermare di essere due persone reali.

“Ho fatto l’unica cosa che mi sembrava sensata. Sono entrato su Grindr con un altro account, l’ho cercato di nuovo e l’ho contattato. Mi ha risposto che non sapeva usare bene l’app e che per sbaglio aveva cancellato tutto. Mi sono accorto che qualcosa non andava”. In questo momento però sono cominciate le minacce: “Mi ha detto di stare fermo. Mi ha detto di fermarmi. Mi ha scritto che ero in trappola”. Il profilo ha cominciato a chiamarlo, dicendo “Sta per arrivare un motorino”. Mattia ha acceso la macchina ed è riuscito a scappare.

Mesi dopo, come dimostrano le chat che ci ha mostrato, lo ha ritrovato ancora su Grindr. Stessi messaggi ma foto diverse. Forse saccheggiate dal profilo di un’altra vittima. “Ho sentito di esperienze simili vissute da altre persone. Io mi sono fermato ma in altri casi sono state fatte delle rapine. Il modus operandi è sempre questo. Ho anche sentito di persone che una volta arrivate all’incontro hanno subito un attacco a sfondo omofobo. State attenti a usare questa app”.

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