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Un match su Grindr, poi la trappola: abbiamo ricostruito la rete che punisce e truffa gli omosessuali

Profili falsi, identità rubate e appuntamenti trasformati in rapine o pestaggi. Grindr è una delle app più diffuse per cercare incontri dentro la comunità LGBTQ. Negli ultimi anni il numero di segnalazioni di aggressioni avvenute dentro l’app è aumentato. In questo episodio di Abisso abbiamo raccolto le testimonianze delle vittime che svelano un fenomeno alimentato da paura, vergogna e silenzi.
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Marco pensava di aver organizzato un appuntamento con un ragazzo conosciuto su Grindr. Dopo alcuni messaggi e uno scambio di fotografie, i due si incontrano a casa sua. Marco apre la porta, accoglie il suo ospite, i due parlano, a un certo punto però la persona che aveva fatto entrare in casa cambia atteggiamento. "Ero ancora nudo quando ha iniziato a minacciarmi. Mi ha detto che, se non avessi pagato, sarebbe impazzito e che non avrei voluto vedere cosa sarebbe successo", racconta Marco. Terrorizzato consegna 300 euro in contanti, pur di convincere l'uomo ad andarsene.

Marco è un nome di fantasia, lo abbiamo scelto per tutelare la vittima. Credevo che la storia di Marco fosse un caso isolato. Poi sono emerse altre testimonianze. Cambiano le città, cambiano le vittime, ma il copione resta simile: da un match a una violenza. È questo il filo rosso che unisce le testimonianze raccolte. Lo abbiamo seguito per capire chi c'è dietro e come funziona il sistema, capire come le app di incontri vengono utilizzate non per conoscere nuove persone ma per individuare vittime da rapinare, ricattare o aggredire.

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TELEGRAM | Chat omofobe

File 01 | La voce di Gabriele

Per capire come un match si trasforma in un'aggressione ho deciso di incontrare Gabriele Piazzoni, presidente di Arcigay. "Dietro molti episodi non ci sono aggressori occasionali, ma gruppi organizzati che sfruttano le app di incontri per attirare le vittime in luoghi isolati. Creano profili falsi, conquistano la fiducia della persona, fissano un appuntamento e poi la rapinano, la aggrediscono o la ricattano".

In alcuni casi il movente è esclusivamente l'odio omofobo. "Giovani e giovanissimi si organizzano in gruppo, attirano uomini gay attraverso le chat e trasformano l'incontro in un pestaggio. In altri episodi lo scopo è economico: rapine, estorsioni o ricatti. Magari si incontrano inizialmente con la persona con cui effettivamente hanno avuto uno scambio via chat e poi compaiono altre cinque sei persone e lì avviene effettivamente il pestaggio del dell'individuo unicamente a scopo di sfregio", spiega Piazzoni.

"Lo ritroviamo anche nei casi di cronaca, un uomo di 43 anni è stato adescato su un'app di incontri. Hanno concordato un incontro, sono arrivati, l'hanno picchiato e rapinato. Ad Alessandria si è concordato un incontro con una ragazza trans, con un uomo, non si sa bene con chi esattamente. Sono arrivati. È stata picchiata, rapinata e uccisa."

FANPAGE | Gabriele Piazzoni
FANPAGE | Gabriele Piazzoni

File 02 | La truffa del finto escort

Non tutte le trappole finiscono con un'aggressione fisica. Una delle tecniche più diffuse consiste nel presentarsi come escort soltanto dopo l'incontro. È quello che è successo anche a Marco ma anche a Matteo, altro nome di fantasia. Dopo aver invitato a casa un ragazzo conosciuto online, si è sentito chiedere improvvisamente 500 euro per la prestazione. Durante la conversazione sull'app non era mai stato fatto alcun riferimento a un incontro a pagamento. Quando Marco si è rifiutato, l'uomo ha assunto un atteggiamento aggressivo, minacciando di devastargli l'appartamento. Per paura, ha consegnato il denaro richiesto.

"La conversazione con il mio aggressore è iniziata una sera. Abbiamo cominciato a parlare ed è stato tutto molto veloce. Dopo poco ci siamo dati appuntamento a casa mia, per quello che doveva essere un incontro occasionale. Quando tutto sembrava finito e lui stava per andarsene, mi ha chiesto: "Dov'è il mio compenso?". Io sono rimasto spiazzato e gli ho risposto: "Quale compenso?". A quel punto mi ha detto di essere un escort e mi ha invitato ad aprire il suo profilo su Grindr. C'era scritto "escort" e compariva la cifra di 300 euro. Posso giurare che, fino a quel momento, quella dicitura non c'era. Ero ancora nudo. Ho iniziato a tremare e a chiedermi cosa sarebbe successo. Il suo tono di voce è cambiato all'improvviso: è diventato aggressivo. Mi ha detto che, se non avessi pagato, sarebbe impazzito e che io non avrei voluto vedere cosa avrebbe fatto.

Per farlo andare via gli ho fatto un bonifico di 300 euro. Ma lui ha tirato fuori una carta e mi ha detto che il pagamento non risultava arrivato, pretendendone un altro. In quel momento pensavo solo a una cosa: farlo uscire da casa mia. Gli ho detto che sarei andato a prelevare. Abbiamo percorso insieme quelli che sono stati gli 800 metri più lunghi della mia vita. Ho ritirato altri 300 euro, glieli ho consegnati e solo allora se n'è andato. Ancora oggi, quando ripenso a quello che è successo e lo racconto, mi viene da piangere. Continuo a pensare che avrei voluto non accettare mai quella chat."

Secondo diverse testimonianze raccolte, dopo il pagamento le vittime vengono bloccate sull'app. Tuttavia i loro dati possono essere conservati e riutilizzati mesi dopo per nuovi tentativi di estorsione attraverso altri profili. È la storia di Matteo:

“Quando è arrivato mi ha detto di essere un'escort e che avrei dovuto pagargli 500 euro. Durante le conversazioni precedenti non aveva mai fatto alcun riferimento al fatto che si trattasse di un incontro a pagamento.

Ha iniziato ad agitarsi e ad assumere un atteggiamento aggressivo. Mi ha minacciato dicendo che avrebbe spaccato tutto in casa. Ho avuto paura che la situazione degenerasse. Per questo motivo ho deciso di consegnargli i 500 euro che pretendeva. Ma non è finita lì, la stessa persona si è quindi ripresentata a casa mia ma, avendola riconosciuta appena ho aperto la porta, l'ho richiusa immediatamente. A quel punto ha iniziato a urlare e a prendere a calci la porta d'ingresso per alcuni istanti, per poi allontanarsi.

Altre persone hanno avuto esperienze simili. Secondo alcuni racconti, dopo aver ottenuto il denaro, la vittima verrebbe bloccata sull'app e le informazioni del suo profilo potrebbero essere conservate per poi essere utilizzate, anche a distanza di molti mesi, per ricontattarla attraverso un nuovo account."

FANPAGE | Marco, vittima della truffa
FANPAGE | Marco, vittima della truffa

File 03 | Identità rubate

A questo punto pensavo di aver capito il meccanismo. Profili falsi, chat, appuntamenti, aggressioni. Sembrava tutto lineare. Ma la storia di Stefano aggiunge un altro dettaglio. Un processo di riciclaggio dei profili che rende più facile cadere nella trappola e più difficile rintracciare gli aggressori. I truffatori per più credibile l'incontro rubano identità vere. Foto, profili, immagini di persone reali vengono copiate e riutilizzate sulle app di incontri. Stefano se n'è accorto perché un giorno ha iniziato a ricevere messaggi da sconosciuti. Persone convinte di aver parlato con lui. Convinte di avere un appuntamento con lui. Convinte che fosse lui ad averle invitate. Ma Stefano non aveva mai scritto a nessuno.

"In realtà prima hanno provato ad adescare me, mi hanno mandato le foto di alcuni ragazzi chiedendomi se volevo organizzare un incontro con più persone, poi sono stato contattato da uno dei ragazzi che comparivano in foto, anche lui era confuso, diceva che gli avevo scritto ma non era così. Mi sono insospettito e per capire meglio ho organizzato un incontro con il profilo sospetto che mi aveva scritto, io mi sono nascosto e come immagivano non si è presentato nessuno con quelle sembianze e ho capito che avevo appena evitato una truffa. Ma non è finita lì, poco dopo ho scoperto che quetse persone avevano clonato il mio profilo e usavano le mie foto per adescare altre persone. Ho provato a segnalare tutto a Grindr, ma l'intervento è stato tardivo e addirittura ha bloccato il mio profilo scambiandolo per uno degli account clonati".

Le vittime, quindi, sono due: chi viene attirato nella trappola e chi si ritrova inconsapevolmente con la propria identità utilizzata per commettere reati.

File 04 | Il silenzio delle vittime

Uno degli elementi che rende questo fenomeno difficile da contrastare è il silenzio delle vittime. Molte persone LGBTQ+ non hanno ancora fatto coming out con la famiglia o sul posto di lavoro. Dopo una rapina o un'estorsione, denunciare significa spesso esporsi pubblicamente, affrontando il timore di essere giudicati o addirittura colpevolizzati per aver utilizzato un'app di incontri. Secondo l'ultimo rapporto di Arcigay, sono stati registrati 127 episodi di violenza omotransfobica ma il numero reale potrebbe essere molto più elevato proprio a causa delle mancate denunce.

REPORT ARCIGAY 2026
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File 05 | Il problema dentro la dating app

Le piattaforme di incontri si trovano davanti a un equilibrio delicato. Da una parte, dovrebbero rafforzare gli strumenti per individuare profili falsi, facilitare le segnalazioni e collaborare rapidamente con le autorità. Dall'altra, l'anonimato rappresenta una tutela fondamentale per milioni di persone LGBTQ+, soprattutto per chi vive in contesti in cui dichiarare apertamente il proprio orientamento sessuale può comportare discriminazioni o rischi personali.Su Grindr, ad esempio, non è obbligatorio utilizzare una fotografia del profilo né verificare la propria identità. Una scelta che protegge la privacy degli utenti, ma che può anche favorire la creazione di account falsi utilizzati per adescamenti ed estorsioni. "Per chi vive in un piccolo paese, magari nella provincia italiana, le app di incontri rappresentano spesso l'unico modo per conoscere un altro ragazzo gay della propria età e iniziare una relazione o anche solo fare nuove conoscenze", spiega Piazzoni.

"Per questo non credo che le app debbano essere demonizzate. Sono uno spazio fondamentale di socialità per milioni di persone LGBTQ+, uno spazio che appartiene alla nostra comunità. Abbiamo condotto una campagna Dating App: Riconquistiamo i nostri spazi, e fatto un sondaggio, praticamente tutti gli intervistati hanno raccontato di provare ansia o paura all'idea che, dietro un appuntamento fissato tramite un'app, possa nascondersi una persona intenzionata a commettere un reato. Proprio per questo è necessario aprire un dialogo con le piattaforme di incontri. Non è un tema semplice, ma bisogna lavorare insieme per capire come rendere questi spazi più sicuri senza snaturarne la funzione."

File 06 | La paura

Mettendo insieme tutte le testimonianze emerge uno schema ricorrente: un profilo credibile, una conversazione costruita per conquistare fiducia, un appuntamento e, all'improvviso, la violenza. Per alcuni aggressori l'obiettivo è il pestaggio, per altri la rapina o il ricatto. Il sistema funziona perché continua a esistere la paura, la paura di essere sé stessi, la paura di denunciare, la paura che sia la propria identità a finire sotto processo. Finché quella paura continuerà a esistere, ci sarà sempre qualcuno disposto a trasformarla in un'arma.

TELEGRAM | Chat omofobe
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