"Se vedi uno che sta facendo una curva parabolica che lo porta a un frontale, glielo dici di stare attento, no?". Con questa metafora il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha commentato in un'intervista a La Stampa il fatto di non aver partecipato al voto sulla mozione passata ieri in Direzione Pd che prevede la convocazione dell'assemblea e del congresso in tempi rapidi. Il ministro è convinto della necessità di "organizzare una conferenza programmatica, aprendo un confronto sui contenuti e mettendo al bando la parola scissione". Una conferenza che "si può fare in un mese. Dobbiamo fare una discussione seria sull’esperienza del governo Renzi".

Andare subito al congresso potrebbe non essere un bene: "Io sono molto attento agli aggettivi, ma in questo caso non si può sfumare la posizione. Se uno non è d’accordo a fare un percorso deve dirlo: non sono d’accordo perché così non si risolvono i nostri problemi identitari e di proposta politica", ha aggiunto Orlando, che però ha precisato di non essersi messo "d’accordo con la minoranza, ma ho detto quello che penso".

Il percorso congressuale "lo apre l’Assemblea nazionale. Vediamo cosa si deciderà in quella sede. Sono dispiaciuto che non sia passata la mia linea: io la riproporrò lì e spero di avere maggior fortuna", ha proseguito il ministro, spiegando che l'assemblea "in teoria potrebbe decidere per una conferenza programmatica prima del congresso". Circa un'eventuale uscita della minoranza dal Pd, Orlando si augura che non accada, "perché non credo si possa uscire da un partito per ragioni di calendario. Ma qui ci vuole la politica, che deve vigilare per evitare qualunque scivolata". Se potrebbe candidarsi o meno alla segreteria del Pd, il ministro ha dichiarato che si porrà il problema "solo quando arriveremo a discutere della proposta da fare al Paese".

Nel suo intervento in direzione Pd, Orlando sostiene di non aver detto "niente di particolarmente eversivo, ho solo espresso i miei dubbi sul percorso. Se le mie parole fanno così clamore, significa che la discussione ha preso una brutta piega, perché o ci si insulta o bisogna darsi ragione al cento per cento". Tuttavia il voto in Direzione non è uno sfratto a Gentiloni, perché "bisogna evitare di scaricare le tensioni sulla tenuta del governo. Mi hanno assicurato che non sarà così, spero abbiano ragione, ma non ne sono del tutto convinto".