in foto: Dettaglio dalla cover de "La compagnia dei soli"

"In genere sono i cavalieri a liberare le dame, non succede il contrario" sostiene Pier Remigio sul finale di questo graphic novel intitolato "La compagnia dei soli" (Sinnos Editrice, pp.96, euro 12). "Ma tu non sei un cavaliere  e io non sono una dama" gli fa eco Sara, la protagonista femminile. Questo rovesciamento delle classiche logiche di storie per ragazzi, di vicende dove le principesse vengono salvate da eroici maschietti un po' proletari, è il fulcro da cui si dipana il racconto scritto dalla poliedrica autrice Patrizia Rinaldi (Premio Andersen 2016 come miglior scrittrice) e illustrato da Marco Paci.

In passato, oltre a storie per ragazzi, Rinaldi si è più volte imposta all'attenzione della critica e del pubblico con romanzi diversi tra loro, che spaziano dal giallo ("Rosso caldo" è del 2014) a tematiche più intime che scavano nella memoria e tra le generazioni, come nel bellissimo "Ma già prima di giugno" del 2015 (E/O). Paci, invece, è al suo esordio come disegnatore, dopo una lunga e interessante attività di scenografo e "illustratore" per il teatro.

A ben vedere, è dalle costanti interferenze dei percorsi così eterogenei dei due autori che ne vien fuori una storia illustrata in grado di mettere a frutto uno schema consolidato, quello di un trio di ragazzini all'avventurosa conquista di una salvezza possibile all'interno di un mondo smembrato e reso inabitabile dalla violenza degli adulti. Questi ultimi impegnati a scontrarsi per il dominio di una "città brulicante e disastrata", dove un pericoloso vulcano sta per esplodere, in cui da un lato i Predatori del mare, dall'altro l'Esercito straniero si combattono senza esclusione di colpi. In mezzo, come al solito nelle guerre, a pagare il prezzo più alto sono i più piccoli, qui personificati dalla sgangherata (e quanto mai allegra) compagnia dei soli. Sotto i loro piedi, come se non bastasse, gli abissi: cunicoli in cui scansarsi da legioni di topi assassini, squallide celle in cui razionare il cibo, piccole isole dove nascondersi al riparo dai pericoli.

I "soli": Pier Remigio, Sara e lo sgorbio Izio.

Tutti i protagonisti di questa storia sono soli in un duplice modo. Dalla solitudine metafora della condizione dell'infanzia, costretta a misurarsi, suo malgrado, tra le macerie degli adulti, ma soli anche alla maniera vivida e potente evocata da quel sole giallo sbandierato in copertina da Izio, la stella nana della combriccola. Perché, come il racconto ci pone nella condizione di cogliere, senza tuttavia mai cedere a facili pedagogismi, a ogni solitudine corrisponde un'energia vitale senza pari, quella che soffia dall'anima irredenta dei "quasi adatti" protagonisti della narrazione.

Sono Pier Remigio, il figlio del tenente di vascello che pretende di trasformare il suo erede in "uomo forte"  costringendolo ad ammazzare un suo pari. Oppure Sara, la prigioniera che vive segregata al buio e a cui il mondo degli adulti ha strappato brutalmente la sorella, Infine, c'è lo "sgorbio" Izio, il nano che nessuna ballerina ha mai accerchiato, piccola canaglia dal carattere cinico e disilluso, che pure alla prova dei fatti si dimostrerà un puro capace di portare in salvo il gruppetto dei personaggi minori, i più piccoli della comitiva capeggiati dalla volitiva Mariolina.

La femminilità forte della "donna gatto e topo"

Uno degli snodi più riusciti della narrazione sarà la decisione di Sara di non compiere la vendetta a cui sente di esser destinata. Ancora una volta, la femminilità non mascolinizzata, ma dotata di senso pratico e umanità, è il punto di volta su cui l'umanità può poggiarsi per riscattare se stessa, tematica che in maniera mai banale né retorica Patrizia Rinaldi ha più volte sfiorato nei suoi romanzi. L'altezza del dilemma impone una risposta altrettanto alta. Come si può salvare il mondo, sembrano voler affermare i nostri "soli", se si perpetua nello sconsiderato uso delle sanguinarie logiche adulte? C'è, dentro questo romanzo a disegni, racchiusa un po' della grazia morantiana da "Il mondo salvato dai ragazzini", quel progetto psichedelico ma anche irrisolto della poesia intesa come politica e religione.

L'infanzia ribelle, il centro del racconto.

Struggente e poetica la scrittura, lieve e immaginifica la parte illustrata (sul finale, una delle tavole più visionarie, presenta un vulcano azzurro da cui saltano fuori come magma dei pesci che dalle profondità marine cadono come una piaga d'Egitto sulla martoriata città scenario della storia), "La compagnia dei soli" trova il suo compimento nella ribellione dei più piccoli al mondo mandato in malora dagli adulti e dalla loro conseguente alleanza, consapevole di essere sempre "a perdere", che culmina nel dialogo riportato all'inizio tra Sara e Pier Remigio, il quale si rivolge alla sua dama, "donna gatto e topo", chiedendole smarrito

E cosa siamo allora?

Siamo solo ragazzi. Siamo ragazzi soli.

Non poteva, dunque, esserci legame morale più forte e intenso a cementare i protagonisti di questa sgangherata combriccola. La solitudine come mostro dalle due teste, teatro del mondo su cui l'infanzia è crudelmente posta, in Siria come in tutti i luoghi del mondo dove gli adulti si fanno guerra. Ma la solitudine anche come potente siero drammaturgico, in letteratura o al cinema (per non tacer della miglior serialità televisiva) da cui muovere per storie dense di tensione, dramma, ironia e avventura. Così come "La compagnia dei soli" riesce, con leggerezza e semplicità, a fare in meno di cento tavole.