in foto: Un bambino ferito nel campo profughi allestito a Kutupalong nel Bangladesh (Unicef)

Attraverso la giungla o guadando i fiumi, sono sempre di più i bambini di etnia Rohingya che cercano rifugio in Bangladesh.  Arrivano da soli perché, nella loro fuga da violenze, incendi e persecuzioni, hanno perso i genitori. Secondo l'Unicef, sono oltre mille i minori che, scappati da Myanmar (l’ex Birmania), sono arrivati nel Paese vicino senza le proprie famiglie. “Bambini che non hanno dormito per giorni e che sono stanchi e affamati. Dopo viaggi lunghi e difficili, molti sono malati e hanno bisogno di cure mediche. Bambini traumatizzati, che hanno bisogno di protezione e supporto psicosociale”, è l’allarme lanciato dall'agenzia umanitaria dell'Onu.

“Sono arrivato fin qui (in Bangladesh, ndr) – ha raccontato un bimbo di 10 anni – dopo un viaggio di tre giorni. Ho attraversato il fiume assieme ad alcuni adulti. Ho mangiato cortecce degli alberi e un po’ d’acqua per sopravvivere”. Minori non accompagnati – avverte Unicef – particolarmente a rischio di abusi sessuali, traffico di esseri umani e traumi psicologici. “I bambini sono quelli colpiti più duramente e hanno bisogno di supporto per sopravvivere e per superare i traumi mentali e fisici provocati dalle inondazioni e dagli spostamenti forzati di popolazione”, ha dichiarato Jean Lieby, responsabile per i programmi di protezione dell'infanzia dell'Unicef in Bangladesh.

Una crisi umanitaria che sta peggiorando giorno dopo giorno. Secondo le Nazioni unite, dal 25 agosto a oggi oltre 370.000 abitanti di etnia Rohingya hanno superato la frontiera del Myanmar, scappando dalle persecuzioni. Un esodo iniziato dopo la dura reazione del governo birmano – presieduto dalla Nobel per la pace Aung San Suu Kyi – in risposta ad un attacco dell’Arsa (Arakan Rohingya Salvation Army), avvenuto il 24 agosto. Nell'assalto alle postazioni di polizia e guardie di confine, morirono 12 agenti di polizia e guardie di confine e 77 guerriglieri.

La portata e la velocità di questo flusso è senza precedenti”, ha sottolineato l'Unicef. L’80% di tutti i rifugiati sono bambini, adolescenti e donne, molte di loro in gravidanza. Secondo l’agenzia per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, almeno 200.000 bambini Rohingya hanno bisogno di aiuti urgenti, come acqua potabile e servizi igienici di base per prevenire l’insorgere di malattie legate all'acqua.  Di fronte all'escalation di violenze nei confronti dei Rohingya, l'Onu ha chiesto al governo di Myanmar di porre fine alle “crudeli operazioni militari”, definendole un “chiaro esempio di pulizia etnica”.

La maggior parte dei profughi ha trovato riparo nel distretto di Cox’s Bazar, nell'estremo sud-est del Paese, a poche decine di chilometri dal confine con il Myanmar. Per arrivarci, però, le decine di migliaia di Rohingya devono attraversare il fiume Naf, che delimita il confine birmano-bengalese. E non tutti ce la fanno. La polizia del Bangladesh – riferisce il portale di notizie BdNews24 – ha recuperato i cadaveri di tre donne e quattro bambini, annegati a seguito del naufragio della loro imbarcazione, portando a oltre 100 i morti affogati nell'attraversare il corso d'acqua che separa i due Paesi. E una volta superate mille difficoltà, nell’area di Cox’s Bazar, migliaia di famiglie con bambini sono costrette a dormire all’aperto in mancanza di riparo. “Tra chi è arrivato negli ultimi giorni, spesso dopo una lunga fuga a piedi e dopo aver abbandonato la propria casa tra violenze e uccisioni, il livello di disperazione è altissimo. Sono già molti i bambini che si sono ammalati per mancanza di cibo o acqua potabile", ha dichiarato George Graham, esperto di emergenze umanitarie di Save the Children.

Intanto, la primo ministro del Bangladesh, Sheikh Hasina, in visita ad un campo profughi a Cox's Bazar, ha rivolto un appello alle Nazioni Unite e alla comunità internazionale affinché facciano pressione sul governo di Myanmar per porre fine alle violenze contro la popolazione Rohingya e perché venga consentito il ritorno dei rifugiati.