Un canestro che vale una vita. Un anno fa Chris Wright crollava di schianto su un parquet turco. Stava correndo in allenamento insieme ai suoi compagni di squadra dell’Olin Edirne e improvvisamente le gambe lo abbandonarono. Un infortunio muscolare? Un ginocchio che cedeva? Magari. La sensazione di torpore che lo colpì si diffuse per tutto il corpo. Una notte di paura, poi gli esami. La diagnosi fu tremenda: sclerosi multipla. Il mondo di un ragazzo di 23 anni crolla. La sclerosi multipla è un avversario tremendo e silenzioso, una malattia degenerativa, che porta a diversi gradi di paralisi e, in alcuni casi, anche alla morte. Chris è chiamato a giocare la partita più importante, quella della vita. I medici turchi non gli lasciano molte speranze, la sua carriera è finita. “Mi dissero che non avrei mai più giocato, ma io non l’ho mai pensata così. Sapevo solamente che ci sarebbe stato un percorso da fare, ma che alla fine sarebbe stata una bella storia. Ho combattuto, non mi sono arreso”.

Per la sclerosi multipla non esiste ancora una cura specifica, ma solo una terapia farmacologica, la cui efficacia varia da persona a persona. Chris combatte come un leone, il suo fisico da atleta lo aiuta, e la malattia pian piano inizia a regredire. Da quel terribile giorno in Turchia nessun sintomo si è più manifestato. E' il ritorno alla vita, ma al ragazzo nativo di Bowie nel Maryland non basta, vuole il sogno. E quel sogno si chiama Nba. Ad inizio stagione riparte dalla D-League, la Lega di sviluppo dove l’Nba parcheggia le belle speranza non ancora pronte al grande salto. Wright gioca con maglia degli Iowa Energy, ed è semplicemente uno dei migliori playmaker di tutto il campionato. Se ne accorgono anche i Dallas Mavericks, che lo chiamano e gli offrono un contratto di dieci giorni. Chris Wright è il primo giocatore malato di sclerosi multipla nella storia dell’Nba. Venerdì scorso è sceso in campo contro i Cleveland Cavaliers: un minuto, un canestro segnato, due punti realizzati. “E’ un qualcosa di cui vado molto fiero, sono contento di essere il volto di questa malattia ed essere una fonte di ispirazione e motivazione per le persone che continuano a lottare come me”.

Chris aveva detto che alla fine sarebbe stata” una bella storia”. La sua vita ora è scandita dal tenere vivo quel sogno, dall’amore per il figlio Chris Jr. appena nato, e dalla compagnia di una sostanza che si chiama Tysabri, che deve iniettarsi una volta al mese, perché la sclerosi resta lì, non ti abbandona. Coraggio Chris.