Bmw in altalena sul listino di Francoforte, coi titoli del produttore tedesco di auto di alto di gamma sono scambiati attorno agli 84,5 euro l’uno, vale a dire circa il 5% sotto i livelli di inizio anno (ma ancora un 17% sopra i livelli di 12 mesi or sono). A generare incertezza sul titolo è l’annuncio dell’arresto della produzione in alcuni impianti del gruppo per via di carenza di forniture.

In particolare l’impianto tedesco di Leipzig, che produce oltre 980 veicoli al giorni, ha riavviato solo stamane una “limitata” produzione dopo essersi fermato da venerdì, mentre un altro impianto a Monaco aveva subito un rallentamento della produzione per due giorni apparentemente a causa dei ritardi nelle consegne da parte di un non meglio identificato fornitore “italiano” secondo il magazine tedesco Focus.

Ancora fermi anche gli stabilimenti di Shenyang, in Cina, e di Rosslyn, in Sudafrica, ma in questo caso è stata la stessa Bmw ad annunciare che si è trattato di una carenza di scatole di sterzo prodotte dal costruttore tedesco Robert Bosch che hanno rallentato la produzione dei modelli Bmw serie 1, serie 2, serie 3 e serie 4. “Il nostro produttore, Bosch, attualmente non è in grado di fornirci un sufficiente numero di scatole di sterzo” si legge infatti in una nota ufficiale di Bmw.

Se Bmw si è detta intenzionata a “trarre vantaggio della flessibilità dei nostri processi per minimizzare il danno economico”, è stata anche molto chiara nel sottolineare come si attenda “che Bosch, in quanto responsabile, ci compenserà per i danni” subiti. Danni che al momento, secondo gli analisti di Equinet, sono ancora “gestibili”, ma che nelle prossime settimane potrebbero aumentare significativamente.

Da parte sua Bosch ha rimbalzato la colpa su un suo subfornitore italiano: “uno dei componenti principali è la scatola dello sterzo, che Bosch si procura da un sub-fornitore italiano. Stiamo subendo dei ritardi nelle spedizioni di questo sub-fornitore” assieme al quale il gruppo tedesco sta cercando di fare tutto il possibile per superare il “collo di bottiglia” delle consegne.

Il rapporto tra Bosch e l’Italia è consolidato da anni: nel “bel paese” il gruppo tedesco ha 19 sedi in cui operano oltre 5.800 dipendenti, dei circa 375 mila che il gruppo ha in tutto il mondo, dove (secondo la più recente classifica di Automotive news), a fine 2015 si è riconfermato, per il decimo anno consecutivo, il principale fornitore di primo impianto (OEM) per fatturato con un giro d’affari di oltre 44,82 miliardi di dollari, davanti alla giapponese Denso (poco più di 36 miliardi), alla canadese Magma International (oltre 32 miliardi) e alla connazionale Continental (circa 31,5 miliardi).

Per inciso tra i maggiori gruppi di OEM il primo nome italiano è quello di Magneti Marelli, che con 7,25 miliardi circa si è piazzato al trentesimo posto, il che basta a spiegare perché periodicamente si parli di una possibile cessione da parte della controllante Fiat Chrysler Automobiles.

Pochi mesi fa sembrava fatta con Samsung, ma le divergenze sul prezzo prime (Sergio Marchionne ha provato a incassare 2,5-3 miliardi di euro, i coreani erano partiti da meno di un miliardo) e i problemi che hanno afflitto il gruppo coreano poi hanno fatto congelare le trattative, che però secondo alcuni sono destinate a concludersi comunque entro la fine dell’anno o al più tardi gli inizi del 2018.

Una cessione che secondo molti analisti avrebbe un senso per Fca, semplificando il perimetro di attività del gruppo e contribuendo a ridurre l’indebitamento industriale netto, di fatto contribuendo a spianare la strada per una successiva fusione a livello di capogruppo, magari con uno dei due colossi americani Ford e General Motors che finora hanno sempre declinato ogni “avance” fatta in tal senso da Marchionne ma potrebbero cambiare idea in futuro se il mercato dovesse, come sembra, tornare a frenare e il tema delle economie di scala riprendere vigore. Sempre che i problemi alla Bmw causati dal non meglio precisato “sub fornitore italiano” non facciano nuovamente saltare ogni possibile trattativa.