Maglia nera per l'Italia sull'orientamento scolastico e universitario. A dirlo è l'Ocse che in Education at a glance 2017, il rapporto annuale sull'educazione nei Paesi a economia avanzata, boccia il sistema universitario italiano: troppo basso il numero dei laureati, specialmente se messo a confronto con l'eccessivo numero dei ragazzi che prendono un titolo umanistico. Il numero dei laureati nelle discipline umanistiche è infatti troppo alto rispetto alle prospettive offerte dal mercato di lavoro. Inoltre in Italia i giovani laureati in lettere sono tra coloro che più difficilmente possono trovare uno sbocco nel mercato del lavoro: Il 71% dei laureati trova un impiego, dato più basso rispetto all’84% per quelli con una laurea nel campo delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni o all’85% per quelli laureati in ingegneria, produzione industriale e edilizia, e nel campo della sanità e dei servizi sociali.

Tanti laureati in aerea umanistica, soprattutto stranieri.

Le materie preferite, stando al rapporto Uno sguardo sull'istruzione 2017, sono le scienze sociali, il giornalismo, le discipline umanistiche e le belle arti. Infatti il 30% degli studenti sceglie questi indirizzi, penalizzando così le materie scientifiche privilegiate dal 24% degli studenti. Le materie umanistiche sono scelte soprattutto dagli stranieri con il 26%, mentre gli italiani iscritti negli atenei umanistici sono il 16%. Secondo il rapporto, indicativo del trend è l'anno 2015 quando a conseguire un titolo di primo livello in campo letterario è stato il 39%, dato elevato rispetto alla media OCSE del 23%.  Sempre prendendo come riferimento il 2015, il 25% degli studenti si è laureato in una disciplina tecnico-scientifica, con una media OCSE del 22%. Basso anche il numero dei giuristi ed economisti con soltanto il 14% di laureati, rispetto a una media OCSE del 23%.

Pochi i laureati rispetto alla media Ocse.

In Italia a laurearsi è il 18% degli studenti, un dato molto basso in classifica e secondo soltanto a quello del Messico, oltre a essere nettamente inferiore rispetto ai numeri degli altri paesi dell'Ue. A prendere una laurea di primo livello è soltanto il 35% degli italiani e questo è il quarto dato più basso dopo quelli di Ungheria, Lussemburgo e Messico. A completare gli studi, in un campione tra i 25 e i 64 anni di età, è solo il 18%, di cui il 4% con una laurea di primo livello e il 14% con una laurea magistrale. La media OCSE è invece due volte più elevata con il 37% dei laureati.

L'Italia è tra gli ultimi paesi per spesa pubblica nell'istruzione. L’87% della spesa destinata all'insegnamento proviene da fonti pubbliche, l’11% dalle famiglie e il restante 2% da attività private. Il contributo privato è più alto nell’istruzione terziaria e raggiunge il 35% della spesa complessiva per l'istruzione universitaria, rispetto alla media OCSE del 30%. La maggior parte della spesa pubblica destinata all’istruzione, dal ciclo primario al terziario, è finanziata dall’amministrazione centrale che ne copre l'82%; infatti le regioni e le amministrazioni locali coprono entrambe il 9% della spesa. L'Italia è inoltre ultima nell'area per spesa pubblica complessiva: il nostro Paese distribuisce il 7,1% della spesa delle amministrazioni pubbliche al ciclo compreso tra la scuola primaria e l'università.