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«La scopa nuova deve alzare polvere» dice un vecchio adagio, sostenendo che il nuovo arrivato debba far sentire la sua presenza portando una novità. Questo vale anche in politica, dove i provvedimenti-bandiera sono dapprima necessari come propulsore della campagna elettorale e poi per rinnovare il patto fra elettori-cittadini e amministrazione, soprattutto nel primo anno, quando è finita la «luna di miele» post-elettorale.

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Roberto Fico in Regione Campania si trova proprio in questa condizione. Eletto col campo largo di centrosinistra quasi un anno fa, sostenuto da gran parte delle forze che avevano governato con il suo predecessore, Vincenzo De Luca, se n'è totalmente discostato per approccio, dialettica, programma di governo e diciamolo, pure nella gestione dei rapporti umani.

Ripercorriamo il rapporto fra i due. De Luca e Fico sono divisi da un quarto di secolo: un baby boomer e un x-generation che sono entrati in politica in tempi diversissimi, uno prima e l'altro dopo il muro di Berlino. Uno frutto dell'ortodossia ideologica del Partito Comunista più grande d'Occidente, l'altro fra i promotori d'un Movimento che raggiunse il potere promettendo che avrebbe demolito il sistema partitico.

Detto ciò, torniamo a quest'anno di legislatura regionale in Campania. Chi è andato via ha lasciato una situazione ingrovigliata: giova ricordare che i primi cinque anni di governo De Luca furono definiti opachi da molti nel centrosinistra e che la sua ricandidatura non era per nulla certa. Fu la straordinarietà del periodo, il mondo era appena finito sotto lockdown, a cambiare totalmente le carte in tavola. E De Luca fu bravo ad approfittarne.

La legacy politica dell'ex governatore, oggi sindaco di Salerno, non è più un vero problema politico per Roberto Fico. De Luca perde pezzi nel suo movimento "A testa alta" e si sta arroccando sul suo ruolo di sindaco di Salerno.

Quindi per Fico teoricamente ci sarebbe una strada spianata. E invece non è proprio così. I molti atti amministrativi messi nero su bianco non compensano la mancanza di un vero provvedimento-bandiera. Uno di quegli atti che contraddistinguono campagna elettorale e soprattutto il primo anno di gestione, insomma. Il salario minimo regionale, prima proposta di legge, si è arenato dinanzi al rischio di incostituzionalità com'è accaduto in Toscana.

La rivoluzione sulla Circumvesuviana è in parte arrivata, con un nuovo manager. Ma ci vorrà del tempo e i disagi ci sono ancora. La sanità? È De Luca che ha consentito il rientro dal deficit, ma a che prezzo? Un sistema totalmente disgregato e in parte della Campania totalmente in mano alle strutture private. Ci vorrà tanto lavoro e del tempo.

Ci sono le politiche sociali. Fico nel suo programma aveva messo nero su bianco: «Sostegno al reddito con misure di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale per chi vive una condizione di fragilità, attraverso percorsi individuali di formazione e ingresso nel mondo del lavoro».

Appena se n'è parlato in Consiglio regionale, complice una proposta del Movimento Cinque Stelle (ovvero del partito di Fico)  Fratelli d'Italia, Forza Italia e Lega hanno messo in moto la macchina, avviando una battaglia contro il «reddito di cittadinanza». Reddito che in Campania semplicemente era mai stato messo in cantiere dalla Regione. Stessa cosa per la proposta di legge  d'un «reddito di restanza» avviata sempre da un consigliere pentastellato. Nemmeno al Partito Democratico piacciono tanto queste proposte.

E ritorniamo alla questione di cui sopra: in un anno alla guida della Regione Campania Roberto Fico non è riuscito ad intestarsi un provvedimento-bandiera.

Con l'ausilio degli analisti Pierluigi Vitale e Serena Pelosi e del loro tool che analizza le conversazioni social, Sentita Dashboard, abbiamo scandagliato 19.761 contenuti tra post, commenti e risposte sui profili del presidente e dell’ente, dal 9 dicembre 2025 all’11 ottobre 2026. Il risultato è un consenso solido sulla persona e molto più tiepido sull'istituzione.

Il capitale personale è evidente. Fico raccoglie l’80 per cento della conversazione: la reputazione del presidente non si riflette direttamente sulla comunicazione istituzionale. Il 44,5 per cento dei contenuti è positivo e la fiducia è l’emozione dominante, con il 31,3 per cento. È però una fiducia che, secondo gli autori, attende di essere convertita in qualcosa di concreto.

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Di cosa si tratti, lo suggerisce il pubblico stesso. Sanità, lavoro e trasporti formano il nucleo dei temi, e la sanità da sola pesa il 29,2 per cento. È anche il terreno più scivoloso: sentiment medio di +0,03, il 32,4 per cento di contenuti negativi contro il 29,9 di positivi. Il report parla di promesse di miglioramento che si scontrano con l’esperienza quotidiana di pronto soccorso, ospedali e medici.

Tra i punti dolenti, l'accesso alle cure è in cima con il 50 per cento delle istanze dei cittadini. Sanità e lavoro si saldano poi nelle carenze di personale e nelle graduatorie ferme. Quando liste d’attesa e ospedali chiusi si sommano, scrivono gli autori, diventano un giudizio su chi governa.

Il quadro lascia quindi uno spazio libero. Il pubblico non chiede una singola riforma, ma si concentra su due o tre emergenze molto concrete e riconoscibili. Dai dati non emerge alcun provvedimento che sia diventato il simbolo di questa stagione, e l’assenza pesa soprattutto su Facebook, dove il sentiment si ferma a +0,12 e il 26,8 per cento dei contenuti è negativo. Su TikTok (+0,79) e Instagram (+0,67) il governatore gode invece di un credito molto più largo.

Il report fotografa poi un precedente, senza entrare nella politica che c’è dietro: il reddito di cittadinanza. Quando compare nella conversazione, genera più confronto della media, con le risposte che pesano il 37,8 per cento contro il 21,2 dell’intero corpus. Il tono è quasi neutro (+0,04), ma i negativi superano i positivi (29,5 contro 24,4), e il lessico negativo accompagna tanto chi critica la misura quanto chi la difende. Una misura-simbolo, insomma, divide e mobilita allo stesso tempo.

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Resta da capire  se e dove sceglierà Fico di spendere il proprio credito. La sanità offre il massimo di attenzione e il massimo di rischio. Lavoro e sociale, che convergono nelle richieste di tirocini, alloggi e sostegni, sono un terreno più ampio ma meno definito. Trasporti e ambiente seguono con minore intensità. La fiducia c’è, ma i cittadini la collegano ai servizi essenziali, e su quelli il giudizio resta sospeso.

E si sa, la fiducia in politica è una moneta deperibile.

Ps se vuoi il report completo scrivimi a tufo@fanpage.it te lo mando

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