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Che tu sia residente o no a Napoli, ti faccio una domanda (puoi scrivermi a tufo@fanpage.it): che ne pensi di questi anni di Gaetano Manfredi alla guida del Comune? Ci avviciniamo rapidamente al momento in cui saremo chiamati col voto a stabilire se dovrà fare il sindaco per un altro lustro.

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I conti dicono che Manfredi è destinato a vincere facile: ha dalla sua il «campo largo» che va da Sinistra Italiana a Progetto Civico con Pd e M5s dentro, il centrodestra non ha un candidato e forse non ha nemmeno l'intenzione di cercarne uno competitivo. A sinistra c'è Luigi De Magistris, ex sindaco, che si ricandiderà. A lui arriveremo fra un attimo.

Anche se tutti dicono che Manfredi è destinato a vincere anche le Comunali 2027, a Palazzo San Giacomo, la sede del Municipio di Napoli, serpeggia una strana preoccupazione. Tutti temono i sondaggi elettorali che prima o poi arriveranno. Ma perché, visto che il sindaco ricandidato non ha grandi competitor?

Bisogna affrontare alcuni dati consolidati del passato: le seconde consiliature dei sindaci a Napoli di solito sono sempre state deludenti. È un vulnus del meccanismo di elezione diretta: governare logora e ogni anno è fatto di scelte non sempre positive. Fare il sindaco «consuma».

Manfredi ha dalla sua la ristrutturazione della macchina comunale e avrà un grande evento come l'America's Cup 2027. Ma Napoli è preda di un degrado urbano forte. Inutile negarlo. Se n'è accorto anche qualche leader e qualche importante parlamentare del campo largo: approdato in città, l'ha paragonata alle azioni di recupero dal degrado (rifiuti, arredi, traffico, abusivismo) messe in campo dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri. E il confronto è negativo per Manfredi.

«Eh, certo che Gaetano…bravo su altro, ma su queste cose…».

Dal punto di vista comunicativo Manfredi ha fatto una scelta secondo me coerente e coraggiosa: non si è mai mostrato per quel che non è. Pacato, non avvezzo alla viralità social, tono professorale. Dopodiché se questo modo di essere e di parlare sono confrontati con altri personaggi più telegenici o più comunicativi, va in sofferenza.

Ed è ora che parliamo di Luigi De Magistris.

Se mi conoscete un po' sapete che dei dieci anni di DeMa al Comune di Napoli ho un giudizio negativo. Dopodiché non si può negare che egli abbia una potenza comunicativa enorme, non si può negare che su temi di carattere politico nazionale come il no al Cpr per gli immigrati in Campania che il governo Meloni vuol costruire a Castel Volturno o il genocidio in corso a Gaza Luigi De Magistris abbia opinioni nette, chiare e forti, mentre Manfredi nessuno lo ha mai sentito prender posizioni forti. De Magistris non è un mediatore. Ma i cinque anni senza potere lo hanno anche un po' cambiato, addolcito: è diventato più riflessivo.  Non ha il consenso di qualche anno fa, però se ci fosse un confronto tra candidati sarebbe un avversario temibile. Vedrete: metterà in crisi tutta la sinistra napoletana  che per ragion di campo largo dovrebbe obtorto collo votare Manfredi nel 2027 ma non vuole.

Manfredi ha chiesto o chiederà supporto anche al presidente della Regione Roberto Fico la cui immagine ad oggi è mediaticamente la tra le più forti, se parliamo di soggetti che hanno ruoli di governo, in Campania (se la gioca con il sindaco di Bacoli Josi Della Ragione, futuro candidato del Pd alla Camera dei Deputati).

Napoli ha anche un'altra contraddizione: il deputato napoletano dei Verdi Francesco Emilio Borrelli, uno dei politici più social d'Italia. Lui si meriterà presto una puntata monografica di TUFO, nel frattempo  parliamone nell'ambito della discussione sul sindaco di Napoli.

Borrelli è inserito in pieno nel governo della città, i Verdi sostengono Manfredi e la sua maggioranza. Ad ascoltarlo, però, sembra stia parlando un esponente dell'opposizione: i suoi video sul degrado cittadino non sono certo apprezzati dal Comune di Napoli poiché sollevano problemi che assessori e sindaco sono incapaci di risolvere e le sue attenzioni sono le più temute a Palazzo San Giacomo. Quando c'è «di mezzo Borrelli» i vigili urbani, gli spazzini, gli addetti ai giardini pubblici, magicamente iniziano a lavorare come mai visto, per paura di finire in una delle sue dirette su Facebook.

Quando si tratterà di votare questa roba peserà.  E mica Borrelli potrà smettere di parlare di Napoli o potrà dire: ah no ma questa città sembra la Svizzera? Lui è uno dei nomi che ricorre spesso come possibile candidato a sindaco. A questo giro non sarà possibile. Ma al prossimo è probabile gli venga chiesto. E una vera candidatura, si sa, non si costruisce in poche ore.

E poi molta gente si è letteralmente stufata di sentir citare da Manfred solo l'America's Cup di Vela del 2027 come panacea di tutti i mali: chi se ne frega, noi a Napoli ci viviamo, vogliamo i vigili in strada, meno monnezza nei vicoli, più sicurezza, che salpino o no le vele ce ne frega proprio poco, non tutti hanno alberghi sul Lungomare, ristoranti o bed and breakfast: c'è una parte consistente di città cui questi grandi eventi non cambiano la vita, mentre se arriva un autobus in periferia sì.

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Napoli è oggi la città italiana più discussa al mondo, sospesa tra una rinascita straordinaria e i timori di chi ci vive ogni giorno. L'attesa della Coppa America, il nuovo volto di Bagnoli e le migliaia di turisti che la celebrano e l'affollano convivono con la gentrificazione, il degrado delle periferie, il caro-vita e il lavoro in nero. TUFO, la newsletter di Fanpage, nasce per ascoltare il battito profondo della città, oltre la frenesia della cronaca quotidiana. Ogni giovedì nella tua casella di posta, per fare comunità con chi Napoli la abita o la visita. Perché amare una città significa anche raccontarne le contraddizioni, senza nasconderle.

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