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Qualche giorno fa sono stato a un piccolo festival del cinema a Procida, la isla mìnima del golfo di Napoli, la più bella. Il direttore, Francesco Della Calce, è stato bravo ad aggregare un gruppo eterogeneo. In questi casi si chiacchiera molto e di solito ognuno dice la sua sul mestiere degli altri. Ho ascoltato molti addetti ai lavori napoletani parlare di cinema. Pensavo che almeno questo fosse un comparto senza lamentele, in piena «golden age» sotto il Vesuvio. Beh, mi sbagliavo.
– «È fernuta ‘a zezzenella!», ovvero «è finita la pacchia».
– «Cioè?»
Mi è stata raccontata l'infelice storia delle produzioni televisive e cinematografiche a Napoli dell'ultimo decennio. Abbiamo avuto serie tv di successo come "Gomorra", "L'Amica Geniale", "Mare Fuori"; "Il commissario Riccardi"; "Mina Settembre"; film come "È stata la mano di Dio" e "Parthenope" di Paolo Sorrentino e decine di altre produzioni. I soldi sono arrivati e sono stati spesi (pure quelli della Film Commission regionale). Sono nati responsabili del cast e location manager napoletani, resiste la scuola dei costumisti nostrani, c'è una quantità di competenze che non è stata, per così dire «messa a sistema».
Periodicamente a Napoli si parla di aree per teatri di posa, di scuole di cinematografia, accademie eccetera. Ovviamente non si è realizzato niente. Zero.
«Siamo poco coesi, tendiamo a lamentarci senza fare nulla di fattivo. Comandano quelli che ‘scendono da Roma'». Così mi dicono.
Eppur si muove. Sabato 3 ottobre, alle 16:30, ai Chiostri a Carbonara, c'è un primo tentativo di mettere intorno ad un tavolo chi opera nelle produzioni, un «Collettivo Campano Audiovisivo» che chiama a raccolta maestranze e operatori e invita Comune e Regione: sul tavolo formazione, agevolazioni e l'impatto della Coppa America.
Tu dirai, che c'entra mo' l'America's Cup 2027 a Napoli? Quando il grande evento arriverà una serie di zone cittadine, le più belle, peraltro, saranno impossibili da usare come set. Quindi molti film e serie tv, semplicemente, non si faranno qui. Già sta accadendo con la pianificazione delle produzioni del prossimo anno: per fare Napoli viene scelta Taranto, ad esempio.
Nel documento del Collettivo si legge: «Negli ultimi anni la nostra regione ha vissuto uno sviluppo senza precedenti del settore audiovisivo, con la crescita di professionalità e maestranze in tutti i reparti. Nonostante ciò, le difficoltà che ciascuno di noi ha incontrato lungo il proprio percorso non hanno mai trovato una risposta istituzionale efficace. Il cinema è un’industria culturale che genera milioni di euro sul territorio, un valore che si moltiplica considerando l’intero indotto creato dalle attività collegate. Non abbiamo bisogno soltanto di interlocuzioni tecniche, pur sempre preziose e disponibili, ma di una nuova fase di confronto e di una reale condivisione delle scelte strategiche che riguardano le politiche pubbliche del cinema e dell’audiovisivo». L'assessore regionale alla Cultura in Campania, Ninni Cutaia, ha grandi competenze sui teatri (è sua la legge di riforma del comparto) e dovrà però misurarsi con un settore diverso, che ha un peso economico crescente e chiede interlocutori all'altezza. La Film Commission regionale resta lo strumento principale, ma il Collettivo sembra voler dire che gli strumenti da soli non bastano senza una regia condivisa con chi sui set ci lavora ogni giorno: il tecnico, il costumista, il location manager, il fornitore.
Forse la «zezzenella» non è finita davvero. Ma a Procida, tra una proiezione e un caffè, mi è sembrato di capire che per non farla finire serva qualcosa che a Napoli riesce spesso a fatica: mettersi d'accordo. Sabato si capirà se è l'inizio di qualcosa o l'ennesimo convegno.