Sull'alta velocità Torino-Lione lo scontro nel governo è sempre più acceso, al punto da far ipotizzare una crisi di governo. Le posizioni dei due vicepremier sembrano in questo momento inconciliabili. Oggi, come ha fatto sapere anche il ministro degli Interni Matteo Salvini, non è in previsione alcun nuovo vertice. Ieri l'elemento di novità che si è registrato è stato la presa di posizione netta del presidente del Consiglio Conte, che per la prima volta si è schierato apertamente contro il progetto, esprimendo forti dubbi, alla luce di uno studio più approfondito dell'analisi costi-benefici compiuta dai tecnici designati dal Mit, il team guidato dal professor Marco Ponti. Il premier Conte ha comunque sottolineato che la decisione fonale sarà politica, e che terrà conto del dossier elaborato dagli esperti, che ha dato esito negativo, ma verrà presa valutando anche altri fattori. La conferenza stampa del premier è stata convocata dopo un lungo vertice notturno, dal quale è emerso che non è stato ancora fatto alcun passo avanti. Ma il tempo stringe, e entro lunedì dovrebbero essere sbloccati i bandi di gara per la realizzazione dell'opera. In caso contrario l'Italia rischierebbe di perdere 300 milioni di euro di fondi Ue.

Parigi dal canto suo prosegue con il suo pressing, e in risposta alle dichiarazioni del presidente del Consiglio Conte ha ribadito: "La Francia ha preso conoscenza delle dichiarazioni del governo italiano riguardanti il progetto di collegamento Lione-Torino. La Francia è convinta della pertinenza di questo progetto di primaria importanza per gli scambi fra i nostri due paesi e per l'Europa. Portato avanti da diversi decenni da Francia e Italia – ha detto la ministra dei Trasporti Elisabeth Borneil progetto Lione-Torino è oggetto di un trattato bilaterale ratificato nel 2017, e beneficia di un finanziamento europeo per il 40% della realizzazione del tunnel transfrontaliero. La Francia ribadisce il suo sostegno al rispetto degli impegni presi e dei tempi di realizzazione". 

Il vicepremier leghista ha fatto sapere di non aver alcuna intenzione di stoppare i bandi: "Nessun ministro della Lega firmerà per fermare i lavori della Tav". Salvini ha detto di non voler rompere con il suo alleato Luigi Di Maio, ma nello stesso tempo ha sottolineato anche di essere disposto anche a portare lo scontro alle estreme conseguenze: "Se i 5S con il no al Tav vanno fino in fondo, ci vado anche io". Per il vicepremier pentastellato Salvini è un "irresponsabile", come ha affermato al termine dell'assemblea di ieri sera con i gruppi parlamentari, ai quali Di Maio ha assicurato che non intende mettere in discussione il ‘no'. Il M5S critica il titolare degli Interni perché sta minacciando di far cadere il governo per far partire un'opera ancora non iniziata e già superata. Il botta e risposta non si è fermato qui: "Io irresponsabile? No, sono coerente e poi Luigi parlava ai suoi. Comunque non mi scandalizzo, ho sempre lavorato per riavvicinare le posizioni, devono partire i bandi per la Tav, a me interessa quello", ha ribadito il ministro degli Interni a Rtl.

"Questo Governo andrà avanti, sono contento di quanto ha fatto in questi nove mesi e ci sono ancora tante cose da fare" – ha puntualizzato, ribadendo però che "la Lega non firmerà nessun provvedimento per bloccare l'opera: bisogna scegliere, non si può sempre rimandare". Salvini ha poi ricordato che nel contratto di governo "c'è la revisione dell'opera che è giusta, si possono tagliare spese, strutture, è giusto chiedere più contributi all'Europa e alla Francia". 

Ma il Pd, favorevole alla realizzazione del progetto, scalpita: "Altro che ruolo di primo piano. Se non vuole fare l'opera, se ne assuma la responsabilità", ha detto alla Stampa Sergio Chiamparino, governatore del Piemonte, a proposito delle dichiarazioni di Conte "Di sicuro – osserva Chiamparino – il messaggio lanciato all'Europa e alla Francia è devastante: impotenza decisionale, propensione per il ‘no'. Qui andiamo a sbattere, stiamo giocando con il fuoco e tutti dobbiamo esserne consapevoli". E ancora: "Salvini chiacchiera, gonfia il petto, fa lo ‘schiaffeggialeoni', per usare un'espressione piemontese. Ma così facendo è complice di quelli che stanno bloccando la Tav. Porta a casa le cose che gli interessano, però sui temi dello sviluppo è sdraiato sulle posizioni dei Cinque Stelle: le ‘cadreghe', le sedie, contano per tutti. Se non altro, quelli sono più trasparenti. Eppure il gioco del poliziotto buono e di quello cattivo non potrà durare in eterno".