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voglio tornare sulle parole pronunciate dalla giornalista Concita Borrelli Ruffo di Calabria venerdì sera durante la trasmissione Porta a Porta. Quanto accaduto non è una semplice ‘gaffe’, né un ‘non avete capito cosa volevo dire’, ma la conseguenza di un qualcosa di molto più grave.

“Diciamo una cosa dura però secondo me molto realistica. Se entriamo nella sfera sessuale di ognuno di noi c'è lo stupro. C'è che qualcuno ti prende e tu prendi qualcuno, nella testa, nei sogni, nell'immaginazione, ce l'abbiamo tutti e qui non si tratta di essere santi, bigotti o assassini”. Sono queste le frasi che la giornalista e autrice Rai Concita Borrelli ha pronunciato nel corso della trasmissione Porta a Porta durante il blocco dedicato al femminicidio di Chiara Poggi. Ovviamente le sue parole hanno scatenato una fortissima ondata di indignazione e condanna, tanto da averla spinta a scrivere su X “Deponete armi e veleni, nemici vicini e lontani, MI SCUSERÒ, con sincerità, nelle sedi opportune. Vi abbraccio”. Lei parla di stupro come fantasia da normalizzare ma poi, chi le fa notare la problematicità di queste affermazioni, è ‘il nemico con le armi’. Ok.

Concita Borrelli si scuserà (e lo farà anche Bruno Vespa) ma quanto accaduto non è una boutade, e nemmeno una red flag, ma la fotografia della radicazione della cultura dello stupro nel nostro paese. Dire una frase del genere in una trasmissione seguita da milioni di persone dimostra quanto sia ancora scarsa la consapevolezza di cosa significhi educare al rispetto e al consenso, e quanto continui a non essere messa in discussione l’idea delle relazioni — e del sesso — come rapporti di potere. Parlare di ‘santi, bigotti o assassini’ in relazione allo stupro è molto grave, non solo perché vuol dire non comprendere assolutamente nulla di violenza di genere, ma perché la si banalizza e la si normalizza allo stesso tempo.

È vero, come dice Borrelli, che molte persone hanno fantasie violente. Ed è anche vero che chi ha questo tipo di ‘pensieri' non per forza poi li mette in atto oppure ha comportamenti criminali in altri ambiti. Ma è proprio questo il problema: vuol dire che la cultura dello stupro, della sopraffazione, è talmente parte di noi che nessuno ne è esente. Ed è una cosa che va combattuta e problematizzata tramite l’educazione sessuo-affettiva, tramite l’educazione al consenso. E dimostra quanto, invece di osteggiare chi vuole introdurre questi percorsi nelle scuole, anche primarie, bisognerebbe accoglierli e comprendere quanto siano necessari. Altrimenti domani ci ritroveremo ancora un’altra Concita Borrelli a parlare di quanto sia “normale” avere fantasie sessuali sullo stupro.

Ci hanno insegnato che se un uomo ti prende contro la tua volontà vuol dire che è ‘pazzo di te’. Ci hanno insegnato che baciare di sorpresa una persona sia uno dei gesti più romantici di sempre. Ci hanno insegnato che palpeggiare in discoteca sia un normale approccio, che se una donna dice ‘no’ in realtà vuol dire ‘sì'. Ci hanno insegnato che una donna debba ‘farsi desiderare’ e ‘fare la ritrosa’ altrimenti ‘sembri una poco di buono’, che è normale che i ‘maschi’ alzino la gonna alle ‘femmine’. Che l’uomo è cacciatore, e la donna è preda. Che se l’uomo viene ‘provocato’, deve rispondere, altrimenti che uomo è? E le donne: bisogna essere difficili ma senza troppe pretese, se no chi ti si prende?

Se si esce da questi schemi, si rischia di andare fuori binario, di non essere più desiderabile. Il rischio? La solitudine, l’oblio. E, ovviamente, è colpa tua.

Viviamo in una società che considera ancora queste cose come normali, e se provi a problematizzarle ti ride dietro, nel migliore dei casi insultandoti e dandoti della nazifemminista. Dobbiamo sorbirci a ogni ora del giorno e della notte commentatori e commentatrici che sparano stronzate irricevibili che spacciano per buon senso perché non hanno il coraggio di andare contro le dinamiche radicate di una società machista e patriarcale.

La nostra società ha sempre minimizzato ed erotizzato la violenza sessuale. Ancora oggi nei processi per stupro gli avvocati dell’accusato mettono in piedi un meccanismo di vittimizzazione secondaria in cui puntano a screditare la donna abusata, insistendo sul fatto che se la sia cercata, che alla fine la responsabilità di quanto accaduto sia stata sua. È vero che stiamo facendo dei grossi passi in avanti su questo, ma pensiamo invece a quanti processi si concludono con assoluzioni controverse perché la responsabilità viene spostata sulla vittima. E tutto è considerato accettabile.

Ma pensiamo anche a quanto sia difficile riconoscere uno stupro: moltissime violenze avvengono all’interno di relazioni già consolidate. Questo porta le donne a credere che in quel caso non ci sia violenza, perché con quella persona avevano già avuto rapporti sessuali o un legame di fiducia. Siamo talmente poco educate alle relazioni e al rispetto dei confini, che anche riconoscere quando certi comportamenti sono abusanti è complicato: non per colpa nostra, non per ignoranza. Ma perché ci hanno sempre fatto credere che la violenza sia normale e accettabile.

Dobbiamo dire con forza che non è più così. E non possiamo accettare frasi come quelle di Borrelli. Quello che ha detto però, ci ha dato uno spunto di riflessione: ci ha dato modo di vedere quanto invasiva è la cultura dello stupro, quanto è considerata normale. Usiamo quanto accaduto per far sì che non accada mai più.

P.S.: il femminicidio di Chiara Poggi, come abbiamo scritto pochi giorni fa, continua a essere un argomento trattato molto male, dove chiunque possieda una bocca crede abbia il diritto di darle fiato. Facciamola finita.

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Ci sentiamo alla prossima puntata. Ti ricordo che Streghe non ha un appuntamento fisso: esce quando serve. E dove serve, noi ci siamo.

Ciao!

Natascia Grbic

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Femminicidi, misoginia e cultura dello stupro dominano la nostra società, intrisa di odio verso le donne. La "caccia alle streghe" non è un fenomeno così lontano nel tempo, perché tra istituzioni indifferenti e media inadeguati o complici, gli uomini continuano ad ammazzare le donne quando non riescono a dominarle.  È ora di accendere i nostri fuochi e indirizzarli dove non si voleva guardare: Streghe è il nostro Osservatorio sul patriarcato, il nostro impegno per cambiare il modo in cui si raccontano le storie alla base di una società costruita a misura di uomo.

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