UPDATE: 21.00 – Renzi: Il problema è in Libia, chiederemo impegno dell'Ue". Dopo i numeri della terribile tragedia nel Canale di Sicilia ma anche le polemiche per l'inefficacia della missione Triton, sono intervenuti sul caso è intervenuto il Presidente del Consiglio. "Il problema non è Mare Nostrum o Triton" ha dichiarato Renzi in una intervista a SkyTg24, aggiungendo: "Si può chiedere all'Europa di fare di più e domani lo farò a nome dell'Italia al Consiglio europeo, ma il punto politico è risolvere la situazione in Libia dove la situazione è fuori controllo". "Anche con Mare Nostrum si moriva. Quando ci sono morti, anche soltanto per rispetto l'idea di usarli come strumentalizzazione fa male al cuore" ha proseguito Renzi. Dallo stesso Viminale ricordano che "Non esiste operazione che sconfigga la morte in mare" visto che "Durante l'operazione Mare Nostrum – dal 18 novembre 2013 all'1 novembre 2014 – si sono registrati 3.363 tra cadaveri e dispersi". Sul caso il Capo dello Stato Sergio Mattarella invece si è detto addolorato per le vittime e ha espresso "apprezzamento per l'opera dei soccorritori che ha permesso di salvare molte vite".

UPDATE ORE 14.30 – I morti sarebbero oltre 300. Col trascorrere delle ore si è trasformato in un'ecatombe il naufragio di lunedì scorso nel Canale di Sicilia. Il bilancio delle vittime sta crescendo drammaticamente: non più 29 persone – quelle recuperate senza vita nei giorni scorsi – ma forse addirittura oltre 300 secondo quanto hanno raccontato i testimoni. Sarebbero quattro in tutto i gommoni partiti dalla Libia e naufragati, ognuno con un centinaio di persone a bordo, e su un totale di 420 persone partite – compresi i 29 morti assiderati – le vittime sarebbero circa 330: lo ha detto all'ANSA Flavio Di Giacomo, portavoce in Italia dell'Oim. “Di questi 4 – ha spiegato Di Giacomo – uno è il gommone soccorso dalla Guardia Costiera lunedì (con 105 persone a bordo e 29 vittime). Altri due gommoni (con 105 e 107 persone) sono naufragati e i 9 sopravvissuti in mare sono stati soccorsi da un mercantile e portati stamattina a Lampedusa. Il quarto gommone non sarebbe mai stato avvistato, ma i sopravvissuti affermano che a bordo ci sarebbero state altre 100-105 persone, tutte presumibilmente disperse”. Dunque, su un totale di 420 persone partite, le vittime totali, compresi i 29 morti di freddo, sarebbero circa 330. “I migranti sono tutti giovani uomini, l'età media è di circa 25 anni, provenienti da paesi subsahariani, in particolare Mali, Costa d'Avorio, Senegal, Niger. Per alcuni di loro la Libia era un paese di transito, mentre altri vi lavoravano da tempo, infatti parlano anche un po' di arabo. Hanno raccontato di essere stati costretti a salire sui gommoni con la forza, minacciati da bastoni e pistole, e derubati dei loro avere da parte dei trafficanti”, ha continuato il portavoce dell’Oim. Che ha concluso: “Questa tragedia conferma ancora una volta come i trafficanti trattino i migranti, soprattutto i subsahariani, come un carico umano senza valore. Hanno fatto partire oltre 420 persone con condizioni di mare assolutamente proibitive – il mare era forza 7 e c'erano onde alte 8 metri – di fatto mandando la gente a morire”.

Il racconto dei sopravvissuti – Sarebbero oltre 200 le vittime nel naufragio avvenuto due giorni fa davanti alle coste libiche. A raccontarlo sono stati i nove superstiti raccolti da un mercantile italiano e giunti questa mattina a Lampedusa con una motovedetta della Guardia Costiera. I profughi erano su due gommoni che sono stati travolti dalle onde. I sopravvissuti hanno raccontato di essere partiti sabato scorso dalle coste libiche insieme a un terzo barcone sul quale viaggiavano i 105 migranti soccorsi da due mercantili, 29 dei quali sono morti assiderati mentre venivano trasportati a Lampedusa. I migranti erano in 105 e 107 sui due gommoni che sono stati travolti dalle onde del mare in tempesta. I superstiti sarebbero riusciti a salvarsi rimanendo aggrappati disperatamente ai tubolari prima di essere soccorsi da un rimorchiatore italiano. La Guardia Costiera, che negli ultimi due giorni ha partecipato alle operazioni di soccorso che si sono svolte al limite delle acque libiche, sta valutando il racconto dei testimoni.

I sopravvissuti, che arrivano dal Mali e dal Senegal, viaggiavano in due su un gommone e in sette sull'altro. Tra di loro c’è anche un minore. Hanno raccontato di essere partiti sabato scorso dalle coste libiche insieme al terzo barcone sul quale viaggiavano i 105 profughi soccorsi dai due mercantili. I due gommoni avrebbero fatto naufragio lunedì pomeriggio, tra le 15 e le 16, dopo essere stati capovolti dalle onde del mare forza 8. La zona del naufragio, nonostante le proibitive condizioni meteo, è già stata perlustrata dalle unità intervenute sul posto e da un aereo Atr 42 alla ricerca degli eventuali dispersi.

Una conferma dell’ennesima strage di migranti è arrivata da Carlotta Sami dell'Unhcr che ha raccolto le testimonianze dei superstiti. “Complessivamente erano tre i gommoni con i migranti a bordo – ha spiegato Sami all'Adnkronos – su uno c'erano anche i 29 profughi poi morti assiderati e i 76 superstiti. Su altri due gommoni c'erano più di 210 persone. Di queste ne sono state tratte in salvo solo nove”. Intanto verranno trasferite oggi da Lampedusa a Porto Empedocle (Agrigento) le ventinove salme dei profughi morti dopo il soccorso nel Canale di Sicilia. Il prefetto di Agrigento Nicola Diomede sta coordinando le operazioni per dare una sepoltura alle vittime. Già una ventina di Comuni della provincia di Agrigento ha risposto all'appello del prefetto. Nel frattempo sono stati ascoltati i migranti che si trovavano a bordo dell'imbarcazione soccorsa. Dai primi racconti è emerso che il gommone è rimasto in mare per tre giorni e che quasi subito ha cominciato a imbarcare acqua. Ai superstiti è stato chiesto di fare un elenco delle persone e dei compagni di viaggio per avere una lista completa dei nomi e cognomi. Uno solo dei cadaveri è stato identificato: è un ivoriano di 31 anni.

Forse c’è un altro gommone disperso – Secondo quanto hanno riferito due dei nove superstiti del naufragio di Lampedusa complessivamente i barconi salpati dalle coste nordafricane sarebbero stati quattro. Il quarto gommone, che avrebbe trasportato un centinaio di migranti, sarebbe disperso. Per l’ennesima strage di migranti ha pregato, intanto, Papa Francesco che nel corso dell’udienza generale ha espresso “preoccupazione” per le notizie giunte da Lampedusa: “Desidero assicurare la mia preghiera per le vittime e incoraggiare nuovamente alla solidarietà, affinché a nessuno manchi il necessario soccorso”.

"Costretti a imbarcarci sotto la minaccia di armi" – È drammatico il racconto dei superstiti raccolto da alcuni operatori di Save the Children: “Il primo gommone si è bucato e ha cominciato a imbarcare acqua prima di essere travolto dalle onde del mare, l’altro si è sgonfiato prima di affondare. Noi siamo finiti in acqua e ci siamo aggrappati alle cime mentre i nostri compagni annaspavano prima di scomparire tra le onde del mare in tempesta”. I naufraghi hanno detto che da alcune settimane erano in 460 ammassati in un campo vicino Tripoli in attesa di partire. “Non volevamo partire, c'era brutto tempo – così agli operatori di Save The Children – Ma i trafficanti umani ci hanno costretti sotto la minaccia delle armi e non avevamo altra scelta”. “Ci tenevano chiusi in un magazzino alla periferia di Tripoli – dicono – e ci dicevano di aspettare prima di partire. Poi, sabato, senza preavviso, sono venuti. Erano tutti armati e ci hanno costretti a lasciare quel campo per raggiungere una spiaggetta di Tripoli”. I superstiti hanno detto di aver pagato tutti 800 dollari a testa.

Consiglio d’Europa: “Triton non è all’altezza” – L’operazione “Triton non è all’altezza” dei compiti che deve svolgere e “l’Europa ha bisogno di un sistema di ricerca e salvataggio efficace”: è quanto sottolinea in una nota il commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks, dopo l’ultimo tragico naufragio.