La guida di Paride Vitale tra meraviglie e follie d’Abruzzo: “A Cocullo, San Domenico viene ricoperto di serpenti”

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Instagram @paridevitale
Paride Vitale rivela a Fanpage.it i luoghi nascosti e meno conosciuti da scoprire in Abruzzo, regione spesso sottovalutata come meta turistica.

"Overtourism" è una parola che, sfortunatamente, è entrata a gamba tesa nel nostro vocabolario e che, negli ultimi tempi, sentiamo ripetere sempre più spesso. Ma come si può arginare? Secondo Paride Vitale, volto televisivo di Food Network e fiero abruzzese fino al midollo, l'overtourism è alimentato da quei viaggiatori che si lasciano trasportare senza curiosità. È esattamente questa voglia di approfondire che Paride cerca di trasmettere. Lo fa in primo luogo raccontando tutto ciò che riguarda il suo amato Abruzzo, da cui ormai vive lontano, ma che cerca di incastonare in ogni cosa che fa, che siano libri, profumi o programmi televisivi. Proprio per questo, Paride Vitale ha parlato a Fanpage.it delle bellezze segrete e delle meravigliose follie di una regione che riserva il suo lato migliore proprio a chi ha l'istinto di guardare oltre.

Vieni da una regione che, come un po' tutto il centro Italia, non rientra troppo spesso nei piani dei visitatori. Come mai secondo te? 

Penso che l'Abruzzo faccia fatica a superare lo stereotipo dei pastori e degli arrosticini. Nemmeno noi abruzzesi siamo stati bravi in questo, perché nella letteratura, nella pittura e nell'arte, l'Abruzzo è sempre stato dipinto come un posto impervio abitato da gente dura, ma in realtà non è così. È una regione che, già dall'antica Roma e anche prima, ospitava popolazioni molto ricche e che, proprio per la posizione in cui si trovava, costituiva un grande centro di scambi culturali e commerciali.

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Il Parco Nazionale di Abruzzo,Lazio e Molise, dove Paride Vitale è cresciuto

Per scoprire il meglio dell'Abruzzo, con che approccio bisogna viaggiare? 

L'Abruzzo, nel secondo dopoguerra, si era sviluppato come regione industriale, con una vocazione al turismo più ridotta. Ciò è successo principalmente perché eravamo la regione più ricca del centro-sud. Proprio per queste ragioni, i posti meravigliosi che ci sono in Abruzzo li trovi, il più delle volte, girando l'angolo dietro a una fabbrica.

Sapresti fare alcuni esempi? 

Le gole di Fara San Martino sono un posto incredibile, si trovano proprio dietro la fabbrica di De Cecco. Ci si infila in queste gole alte più di 60 metri, al punto che non si capisce più dove ci si trova. Poi tutto si apre e si sbuca di fronte a una abbazia del ‘300 incastonata nella roccia. Oppure a Fossa, in provincia dell'Aquila, c'è la necropoli più grande del centro-sud, ma per vederla bisogna guardare dietro ai capannoni. Mi vengono in mente anche i cunicoli di Claudio, che si trovano proprio in mezzo alla zona industriale di Avezzano. Nel 40 d.C. l'imperatore Claudio fece un'opera di altissima ingegneria, scavando un tunnel sotterraneo che, dalla montagna svuotava il lago Fucino, il terzo più grande d'Italia, all'interno del fiume Liria. Per farlo fece scavare dei cunicoli che ancora oggi sono visitabili. Si scende fino a 70 metri e si possono vedere ancora i segni delle picconate degli operai romani.

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L'antica abbazia di Fara San Martino

Invece, per chi non vuole solo visitare luoghi da turista ma preferisce immergersi nella cultura del posto, che attività consigli? 

Io ho dedicato un capitolo intero di uno dei miei libri proprio alle ricorrenze più pazze d'Abruzzo, ce ne sono alcune davvero folli. Ad esempio, ogni 1° maggio a Cocullo, c'è l' antichissima tradizione dei serpari, in onore di San Domenico. Verso le nove e mezza del mattino iniziano a comparire persone che portano con se decine di serpenti. Questi vengono messi tutti addosso alla statua di San Domenico, per poi essere liberati di nuovo in natura.  Un'altra ricorrenza molto particolare è la Corsa degli Zingari a Pacentro. In dialetto abruzzese, lo zingaro è quello che non ha una lira, che non ha nemmeno i soldi per comprarsi le scarpe. Quindi, secondo questa antica tradizione, nella seconda settimana di settembre delle persone corrono scalze giù da una montagna, come segno di devozione alla Madonna di Loreto. Passano in mezzo a rovi e rocce e arrivano alla chiesa del paese con i piedi letteralmente distrutti.

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La statua di San Domenico ricoperta di serpenti a Cocullo

C'è anche qualcosa di meno estremo?

A Bucchianico, la terza settimana di maggio, si tiene la Festa dei Banderesi. Nel ‘300, questo piccolo paesino doveva essere invaso da Chieti. Per evitare ciò, gli abitanti salirono in cima alla torre vestiti da soldati e iniziarono a muoversi in maniera circolare, per fare sembrare che fossero molti di più. Lo stratagemma funzionò, e ancora oggi quel giorno si ricorda con una processione nel centro di Bucchianico. Per l'occasione, le donne del paese passano un anno intero a realizzare fiori di carta. Durante la processione le vedi sfilare a decine con queste ceste enormi piene di fiori fatti a mano sulla testa. Ormai hanno raggiunto un livello tale che è quasi impossibile cogliere la differenza tra quelli veri e quelli finti.

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Le donne di Bucchianico sfilano portando sulla testa grandi ceste con fiori di carta, Instagram @festadeibanderesi

Hai sempre cercato di raccontare un po' di Abruzzo in tutto quello che hai fatto. Ora, da due stagioni, hai un programma su Food Network interamente dedicato alla tua regione, cosa si prova?

La cosa che mi piace di più è quando lo vedono persone che non sono mai state in Abruzzo. È sempre bello vedere in loro la sorpresa di scoprire tanta bellezza in una regione, come dicevamo, poco approfondita. Succede anche quando scrivo un libro, ma penso che, grazie all'impatto visivo di quei luoghi, lo stupore sia ancora più forte in televisione.

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Instagram @paridevitale

Come ti sei sentito quando hai lasciato la tua terra per venire a Milano?

Non mi sembrava vero. Io fino ai 19 anni ho vissuto a Pescasseroli, ho fatto liceo in Abruzzo e ho passato un'infanzia meravigliosa tra cavalli e passeggiate nei boschi. Ti accorgi fino in fondo della bellezza di un luogo solo quando lo lasci. Spesso te ne accorgi anche attraverso gli occhi degli altri. L'ho visto in tutte le persone che ho portato nella mia regione e che poi sono volute tornare. Hanno sviluppato quello che a me piace chiamare "il mal d'Abruzzo".

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